NEI PANNI DEL GRANDE VECCHIO

Più volte su queste pagine ho sostenuto che postulare l'esistenza di un Grande Vecchio è un pelo superfluo per il rasoio di Occam, dato che sono sufficienti le tendenze naturali del capitalismo a spiegare come e perché in un sistema economico la ricchezza tenda a concentrarsi in pochissime mani incurante persino della sopravvivenza sia fisica dei non favoriti sia del sistema in sé, e che quindi il capitalismo può essere utile all'umanità solo se imbrigliato in regole che lo costringano a pensare sia agli uni che all'altro, cioè sotto la tutela del socialismo.
Il Grande Vecchio è però un espediente retorico efficacissimo, e non c'è niente di male a ricorrervi, specie se si mettono le mani avanti sulla sua natura "letteraria", magari calzandone i panni come faccio io adesso per togliere ogni altro dubbio. Anche questo l'ho già fatto, oggi mi serve per chiarire come si possa ritenere che l'immigrazione debba essere regolata in un modo molto diverso da quello usato finora e non per questo meritarsi l'iscrizione automatica al novero dei razzisti brutti e cattivi.
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Eccomi qua, sono gli anni 60, e gli esseri umani sono come sempre bestie bruttissime: se li fai stare un po' meglio, non è che si ricordano di quando stavano peggio (e manco a dire che è passato tanto tempo: era dieci o vent'anni fa, praticamente l'altro ieri, il drammatico dopoguerra...) e ti ringraziano, no, si abituano subito ai nuovi standard e li considerano gradini su cui salire per chiedere di più, e aumenti di paga, e meno ore, e diritti su diritti...! Per non parlare dei loro figli, tutti parcheggiati all'università fino a 30 anni a non fare un cavolo, perchè i genitori li vogliono tutti dottori, sia mai si dovessero sudare il pane, ma com'è che nessuno capisce che un esercito di soli graduati non può esistere perchè se esistesse perderebbe tutte le guerre? Si salvano che c'è la guerra fredda e oltrecortina ci sono quegli stronzi di comunisti che continuano a imbottirgli la testa di idee del cacchio, siamo tutti uguali (si, sta minchia, che i funzionari di partito sono "più uguali degli altri"), sennò sai i calci in culo!...
Ora sono gli anni 90, il comunismo è crollato (siamo stati bravi a strangolarlo con la corsa agli armamenti, non c'è che dire...), ora la vedranno. Certo, non posso azzerargli tutti i privilegi da oggi a domani, hai visto mai si incazzano... No, non lo faranno, chi ha il culo pieno non la fa, la rivoluzione, però c'è sta cosa che mi ero inventato per dire che si può essere eguali anche da noi, ma per diritti e opportunità non per imposizione statale (ché la competizione è umana, non è appiattimento), come si chiama? Ah si, "democrazia", bella porcheria, ma mi dà legittimazione, non gliela posso levare tutta assieme, prima la devo svuotare di senso pian pianino...
Come? Beh, il mondo è pieno di straccioni morti di fame, che farebbero quasi gratis quello che questi se non gli dai quattordici stipendi all'anno (e le ferie pagate, la cassa mutua, gli aumenti...) col cavolo che te lo fanno. Il mio vecchio amico Marx li chiamava "esercito industriale di riserva", oggi le cose sono un po' più complesse, ma insomma Carletto era dei nostri, un economista classico, e non era mica scemo... Faremo così: da un lato, crisi dopo crisi, convinceremo chi (ancora) lavora che non è aria di ulteriori rivendicazioni, si guardasse in giro e si ritenesse fortunato, dall'altro, agevoleremo in ogni modo il processo di globalizzazione di tutti i mercati, quello del lavoro arriverà per ultimo per via della sua naturale rigidità (la gente è più difficile da spostare dei soldi e delle merci), ma si adeguerà. Prima facciamo arrivare quelli che fanno lavori che gli autoctoni non accettano più di fare, o di far fare ai loro figli: edili, badanti, raccoglitori agricoli, cose così. Poi, intanto che gli imprenditori, complice l'allargamento dell'UE, cominciano a delocalizzare, facciamo arrivare la manovalanza per quelli che ancora (per natura del prodotto o per loro cocciutaggine) mantengono la produzione nel Paese, nonostante le politiche monetarie che abbiamo concepito apposta per debellarli. Poi dall'allargamento dell'UE a est arrivano gli artigiani, che mettono fuori concorrenza i nativi, peraltro sempre più vecchi e senza rimpiazzo (i figli tutti dottori, dicevamo). Al commercio ci pensano i cinesi, che a tutti piace pagare poco le cose e quasi nessuno pensa a cosa questo comporti (sennò non avrebbe funzionato il piano "low-cost contro compagnie aeree di bandiera"), e quando si ritroveranno a lavorare da garzoni nel già loro bar comprato da Lin, a una paga inferiore a quella che davano a lui, sarà troppo tardi (e a proposito di cinesi, ascoltiamo i consigli di Barnard, facciamo imparare ai nostri figli la lingua...). Quando faremo arrivare i disperati veri, in maniere così inumane che devi essere un bruto per restare insensibile, nessuno capirà che siamo stati noi a creare i presupposti della loro disperazione prima, a organizzare con gli amici mafiosi il drammatico trasporto poi, e a scrivere il copione da far recitare ai politici di destra e sinistra e ai loro sgherri giornalisti, in modo da appassionare gli spettatori. Ma alla fine, in un modo o nell'altro, l'obiettivo sarà raggiunto: i viziati europei, i viziatissimi italiani, saranno stati rimpiazzati. Morti quelli che ancora ricordano i tempi del welfare-State, tranne i pochi che avranno raggiunto l'età della pensione (che peraltro dovranno girare per intero a qualcuno che gli lavi il culo e gli pasci la pappa), i loro figli che non riusciranno a sopravvivere della loro rendita, specie immobiliare, se vogliono campare o si adeguano al nuovo mercato o emigrano. Ma quest'ultima è una soluzione soltanto temporanea: il livellamento previsto li raggiungerà, loro o i loro eventuali figli.
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Esco dalla parte, e riprendo a ragionare con voi. Tra cui più di uno, specie quelli di matrice centrosinistrica, avrà già pensato "eccolo finalmente approdato a Salvini, via Grillo, questo fascistone che per qualche anno ci era sembrato dei nostri". Ma con me non attacca. La retorica del buonismo ha spesso usato l'argomento "quando i migranti eravamo noi", per predicare accoglienza umana. Gli italiani in America spesso venivano trattati come bestie, all'ingresso, anche se poi trovavano presto il loro modo di sfruttare gli spazi che offriva il nascente Impero in crescita; i meridionali in Europa o in Altitalia avevano il loro bel daffare contro il razzismo con cui venivano accolti, ma finirono per terronizzare il nord almeno tanto quanto polentonizzarsi loro. Ma anche allora per essere davvero nel giusto bisognava ragionare su due binari, e sul primo metterci la pietà umana che meritavano e la stigmatizzazione di chi gli riservava tutt'altro, ma sull'altro orientare la rabbia correttamente, verso chi aveva creato le precondizioni per il loro migrare, ché nessuno di loro era contento di partire, nessuno.
Qua non di "aiutarli a casa loro" si tratta, no, si tratterebbe invece di rimuovere ogni causa storica ed economica (il binomio è tautologico, lo so) li costringe a emigrare, a iniziare dalla terza guerra mondiale strisciante e a finire col neocolonialismo passando magari per la riduzione al minimo dell'avamposto occidentale chiamato Israele. Dite che è una cosa lunga, che l'accoglienza invece è qui e ora? Certo, ma avendola iniziata quando si doveva, cioè almeno trent'anni fa, oggi non avremmo bisogno di accogliere nessuno, se non magari turisti da un nordafrica in via di sviluppo. E allora non si è iniziata con lo stesso argomento che si usa per non farlo adesso, che l'accoglienza invece è qui e ora. Che è assieme l'alibi per le nostre coscienze, lo strumento per sentirsi migliori dei cosiddetti razzisti (magari approfittando del fatto di avere la casa in quartieri dove non si è costretti al confronto quotidiano con gli immigrati, spesso non integrati per scelta, difensiva o offensiva che sia), e la scusa per continuare a non prendere posizione contro le politiche che hanno creato e alimentano il problema. Che poi sono le stesse che alimentano tutti gli altri nostri problemi, e sono esattamente quelle che ha sempre seguito il centrodestra, e a un certo punto ha sposato con convinzione ancora maggiore il centrosinistra, ma questo è un altro discorso, da affrontare autonomamente, che ad arrivare fin qui oggi sarete stati in cinque.
Se però qualcuno ha ancora voglia di leggere, segua questi approfondimenti (almeno il testo, se non l'ipertesto):
  • Spataro, ovvero quanto detto sopra ma scritto meglio, sia con maggiore analisi punto per punto, sia con maggior sintesi, condensata nel titolo "il diritto di non emigrare";
  • Fusaro, ovvero il piano capitalista di deportazione degli schiavi (leggete qui Bresolin se non ci credete) in sostituzione del popolo europeo, detto fuori dai denti - e il fatto che si tratti di una cosa concreta è dimostrato proprio, paradossalmente, da chi tenta di confutarla tacciandola del solito complottismo, come vedete da soli leggendo questo articolo del Post di sofrino sul piano Kalergi;
  • Monbiot, ovvero stringi stringi è questione di risorse complessive del pianeta, per cui da un lato è doveroso rivedere al ribasso il modello di consumo occidentale, ma dall'altro neanche una sua omologazione al ribasso per mera media ponderata per il 99% degli abitanti della Terra sarà sufficiente a evitare la catastrofe, al massimo la rimanderebbe di un paio di decenni, e intanto però avremmo perso tutte le conquiste occidentali dall'umanesimo in poi, cultura e civiltà in primis;
  • Murray, ovvero attenzione che quando sarà palese a tutti gli europei (non solo ai pochi che l'hanno capito da subito, e ai sempre di più che lo stiamo capendo da un po') qual'è l'obiettivo del turbocapitalismo globalizzato, anche a loro qualsiasi reazione apparirà legittima, è già successo negli anni 20/30 e niente impedisce che accada di nuovo;
  • Cabras, ovvero c'è chi (e non è dei "nostri") ci mostra una delle strade da praticare: condonare i debiti africani a miliardi;
  • infine ancora Fusaro, ovvero che lo ius soli sia un'idiozia storica lo diceva persino Leopardi - qui ne abbiamo già parlato per esteso, per chi ha ancora voglia di leggere, ma in breve la questione è questa: il provvedimento alla fine trombato (tanto per cambiare, per mano dei suoi stessi promotori) in Parlamento non era un vero e proprio ius soli, te lo spiegavano gli stessi piddini se provavi a obiettare che lo ius soli vero chi ce l'ha spara alla gente alla frontiera, ma veniva etichettato così sia per propaganda interna (a favore dei terzomondisti a ogni costo con casone in centro, vedere Come un gatto in tangenziale please) che per dipanare il vero effetto voluto, cioè far credere ai disperati che qui c'è, ammorbidendone le resistenze alla deportazione di massa in corso. In altre parole, se si voleva davvero aiutare quelle situazioni al limite dell'assurdo che si citano per tacciare di razzismo becero chi si oppone allo sbrago, bastava un intervento legislativo più mirato e meno pomposo, probabilmente approvabile in breve e a larga maggioranza. Ma non si voleva, si voleva invece fare soltanto quello che si è fatto: le solite chiacchiere, per fingere di avere ancora una identità di sinistra mentre si persegue ferocemente e pertinacemente una politica economica e monetaria di destra.

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