domenica 15 febbraio 2026

UN OROLOGIO DI CENT'ANNI

Resto nella stessa zona del post scorso, perché mi sono imbattuto in un articolo, pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leggere. Ha un buon titolo, che indica bene l'argomento [Come mi sono disintossicata dal telefono (e ho recuperato il mio tempo libero)], ma non commettete l'errore di fermarvi a quello tanto avete capito dove vuole andare a parare, come troppo spesso oramai tutti facciamo, perché le suggestioni che offre vanno oltre, e per ciascuno di noi saranno diverse.

Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina  necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.

A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.

Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?

Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.

sabato 7 febbraio 2026

'A TUVAGGHIA

Ci sono delle verità scientifiche contrarie al senso comune e una di queste è il rapporto tra linguaggio e pensiero. Siamo esseri logici, che hanno conquistato il primato evoluzionistico per essere logici, ma il termine già deriva da "parola", per cui tendiamo a sopravvalutare la logica rispetto a tutti gli altri processi che sottintendono alle nostre decisioni. Per usare una metafora che ho preso chissà da chi, la nostra mente logica sta alla nostra mente profonda come la crosta terrestre sta al pianeta: uno zero virgola in quanto a massa, ma quasi tutto in quanto a esperienza quotidiana. Così, siccome per la nostra esperienza quotidiana la terra è dura e piatta, per la quasi totalità della nostra vita quotidiana, ma direi anche per intere discipline scientifiche e tecniche, si può tranquillamente non considerare che invece essenzialmente è una grande palla di roba fusa che gira. E che se non lo fosse, per dirne solo una, non avrebbe campo magnetico quindi i raggi solari avrebbero impedito, anziché favorito, lo sviluppo della vita per come la conosciamo.

Ecco, questa presunzione di logicità, tanto utile per tante cose ai fini pratici, continua ad operare anche quando siamo chiamati a comprendere il perché delle nostre scelte, o il percome dei nostri processi interiori. Mettendoci costantemente fuori strada. Eppure lo sappiamo, e ce lo cantiamo e scriviamo in versi o in prosa, che l'amore non è governato dalla logica. Pino Daniele e Massimo Troisi ce lo ricordano ogni volta che ascoltiamo il loro capolavoro, che non è la pur bellissima Quando, ma quell'altra di cui metto il video alla fine. Così, siamo convinti che è il pensiero che controlla il linguaggio, e non consideriamo che invece in moltissimi casi è esattamente l'opposto.

Poter scrivere, ad esempio, per essersi dotati (a scopo mercantile) di un alfabeto semplice, ha creato la civiltà greca antica e la filosofia e la scienza che consideriamo alla base della odierna civiltà occidentale. Ad esempio, è il presupposto, conoscendo per averlo letto un passato diverso dal presente, dell'immaginare un futuro diverso dal presente. In un famoso esperimento non ricordo di quale università americana (ma in rete si trova tutto, se non vi fidate cercatevelo da voi), fu chiesto a un capo indiano di quante tribù fosse composto il suo popolo, e lui rispose che erano da sempre nove, enumerandole, perché così gli era stato tramandato oralmente, quando invece un suo predecessore alla stessa domanda aveva risposto che erano da sempre undici, come gli yankees avevano trascritto prima di sterminarne due.

Altro esempio. Avere una lingua strutturata e con tantissime parole permette pensieri complessi, mentre non averla non lo consente. Pensate ai nostri bisnonni che parlavano solo dialetto, con che handicap hanno dovuto affrontare le cosiddette sfide della modernità. Pensato? Non basta: è solo la mezza messa. Avere una lingua semplice, con molte meno parole ciascuna a più ampio alone semantico (in riggitano 'a tuvagghia indica, con specifica esplicita o di contesto, una serie di oggetti dalla tovaglia da tavola al telo da mare passando per l'asciugamani), implica una condivisione di valori e una intimità tra i dialoganti impossibile con una lingua complessa. Anche a questo servono le lingue che si inventano i ragazzi, ad esempio. E per questo è importante, o forse già dovrei dire sarebbe stato importante, mantenere il bilinguismo italiano/dialetto che ci è stato regalato, come sottoprodotto positivo, dall'unione di cose negative come secoli di dominazione straniera, una unificazione nazionale di stampo colonialista, e positive come la possibilità di studiare. Chi parla solo in lingua è altrettanto monco di chi parla solo in dialetto, soltanto in segno opposto. Io, ad esempio, da sempre, quando ho una serie di pensieri aggrovigliati in testa che mi paralizzano, rispetto magari a un problema di cui non trovo la soluzione, uso tentare di esporlo in dialetto a qualcuno (con mia nonna era perfetto, ma va bene anche un mio vecchio amico del liceo): se non ci riesco stavo mentendo a me stesso, se ci riesco magari risolvo.

Tutte queste considerazioni le ho dovute buttare nero su bianco dopo che me le ha suscitate la lettura di questo post del filosofo Agamben, uno dei pochi a essersi a suo tempo smarcato dalla narrazione imposta della cosiddetta pandemia. Nel parlare di bilinguismo, inquadra la cosiddetta (a scopo di marketing) intelligenza artificiale per quello che è: una macchina linguistica nata per, o comunque che ha l'effetto di, affermarsi come unica e semplificare ulteriormente il pensiero di chi ci si accosta. Per parafrasare, a contrario, i Borg di Star Trek, "ogni resistenza è utile". 

domenica 1 febbraio 2026

IL NOSTRO CORPO

Oggi vi faccio giocare di fantasia. Immaginate il vostro corpo come se in trasparenza fosse possibile vederne i sistemi di cui è composto, un po' come nell'immagine qui accanto che però ne mostra solo tre, nervoso linfatico e circolatorio, perché non sono riuscito a trovarne una che mostrasse anche gli apparati digerente muscolare scheletrico eccetera. E ora immaginate di vendere uno o più di questi apparati o sistemi a un altro, che garantisce che li lascerà al loro posto a svolgere la loro funzione, anche nel suo interesse altrimenti morirebbe il suo acquisto assieme all'ex proprietario, ma gestendoli efficientemente e magari redditiziamente, a differenza di quanto oramai faceva il vostro vecchio corpaccione. Si lo so che non è perfetta, che qualcuno ha già iniziato ad alienare il proprio sistema neurosensoriale attraverso lettori che da esterni diventano interni convinto che la cosa rechi più vantaggi che rischi, e che l'habeas corpus ha chiuso la sua parabola con la pantomima della pandemia, ma io stavo facendo una metafora.

Aiutatemi, se uno Stato-Nazione è come un corpo umano, a cosa corrispondono la sua rete ferroviaria, elettrica, delle telecomunicazioni, sanitaria, scolastica, aeronavale, idrica, di presidio ambientale e del territorio, di pubblica sicurezza, giudiziaria, eccetera? Non importa che siate in grado di disegnare una tabella con corrispondenze biunivoche e inequivocabili, basta che abbiate capito l'antifona. Le privatizzazioni, non a caso partite con quella della Banca d'Italia e il suo divorzio dal Tesoro, hanno nel giro di qualche decennio ridotto il Paese a una gruviera con più buchi che formaggio: quasi niente di quello che era dello Stato, cioè della collettività, lo è ancora, anche se sembra svolgere le stesse funzioni, e se lo fa è per dissimulare e così impedire sollevazioni, mentre la sua vera funzione è arricchire il nuovo padrone a spese della collettività.

Si lo so che vi è scattato l'allarme che con tanta cura vi hanno installato in mente: "ecco il solito statalista veterocomunista ma quanto dobbiamo aspettare perché anche l'ultimo di questa generazione di privilegiati passatisti tiri le cuoia lasciando che il futuro faccia il suo corso senza doverci subire le sue lamentazioni!". Personalmente non so ancora per quanto, ma proprio per questo lo ritengo una specie di dovere civico (e non sono solo...). Uno Stato non è più sovrano se, grazie agli uffizi di criminali che prima gli hanno tolto il potere primigenio di stampare moneta poi hanno fatto diventare assioma la menzogna che per sopravvivere doveva vendersi i pezzi, non ha più quasi nessun sistema o apparato vitale, e si appresta a togliere quel quasi. E se lo Stato non è più sovrano, visto che la formula del Potere prevede che al numeratore ci sia sempre qualcuno o qualcosa, mentre al denominatore ci siamo noi anche se ci hanno fatto credere alla menzogna chiamata democrazia, chi è il sovrano?

Allora facciamo un altro gioco. Scoppia una guerra. Meglio: la terza guerra mondiale a pezzi (cit.) riunisce i pezzi fino a includerci, sembra impossibile ma è un attimo e accade. Morti distruzioni eccetera per tot anni poi finisce. Non serve molta immaginazione basta voltarsi in giro. Voi siete tra quei pochi illuminati che si trovano a gestire l'ingrato ma vitale compito di ricostruire, ed è ininfluente se avrete aiuti esterni o meno: ripartite da zero. Da dove ripartite? Una banca centrale che stampi moneta sovrana nella quantità che serve (non così poco da lasciare cose essenziali non ricostruite, ma non così troppo da innescare inflazione e svalutazione), esatto, e con quella: strade, ferrovie, porti, aeroporti, case, argini, crinali, boschi, acquedotti, reti informatiche, centrali elettriche (da noi, soprattutto idroelettriche), servizi pubblici, polizia, eccetera, e non le ho scritte in ordine temporale o di importanza ma solo per come mi sono venute in mente. Il corpo di uno Stato sovrano non è come il mio o il nostro, è come quello del ballerino del dottor Frankestin, può tornare in vita. Si. Può. Fare.

domenica 25 gennaio 2026

PRENDERLO NEL CLOUD

Non crediate che non ci sia una vocina che mi dice che penso queste cose fondamentalmente perché sono anziano, la storia dell'umanità è piena di vecchi che "o tempora o mores, dopo di me il diluvio!", storia che poi è continuata benissimo senza di loro, coi giovani che traggono il meglio di quello che c'è (anche se non c'era al tempo dei loro padri, e magari non sanno nulla di quello che non c'è più) semplicemente perché questa è la vita e non hanno alternative, salvo ritrovarsi prima o poi a vestire il ruolo dei vecchi eccetera eccetera.

Ma se questa è una legge di natura, significa però anche che ciascuno deve svolgere il suo ruolo, in questa commedia, perché se non lo facesse si romperebbe un equilibrio tutto sommato necessario. Lasciatemi dunque vestire, che mi tocca, i panni del Vecchio Brontolone, che tra le altre cose i miei coetanei o giù di lì che invece scelgono quelli del Giovane Entusiasta, loro si che sono ridicoli e non sanno nemmeno quanto fanno del male ai giovani veri.

Da ventenne ad esempio, io ero giustamente entusiasta delle possibilità che si aprivano al mondo grazie ai progressi dell'informatica, su Parallelo 38 scrissi un articolo dal titolo "Tante tavolette di terracotta" che accostava la rivoluzione del silicio nel nostro mondo a quella della scrittura nell'antica Grecia, che fu presupposto dell'alfabetizzazione e quindi della democrazia (se non sapevi farlo, non potevi scrivere il nome di chi volevi fosse colpito da ostracismo). E davvero l'informatizzazione di tutto, che mio padre (capace di farne a mano e gestire i turni dei macchinisti dotato di tabellone cartaceo matita gomma e penna senza mai sbagliare e mandando a memoria tutto) vedeva come la peste, io la vedevo come una potenzialità enorme di democratizzazione.

E lo era: per la prima volta nella storia dell'umanità ciascuno aveva un accrocco dove conservare ed elaborare una mole di dati che una generazione prima solo i governi, forse, e prima ancora nessuno. E la condivisione in rete, anche della potenza di calcolo (tra l'altro sempre crescente) oltre che dei dati, in una espressione il "peer to peer", schiudeva un altro universo di possibilità. Che ingenui a pensare che fosse una tendenza irreversibile... L'accentramento del Potere in poche mani, invece, si che lo è, e Occam ci insegna che non occorre nemmeno postulare un Grande Vecchio o dei Mammasantissima: è una casella in una formula, e si trova a occuparla chi capita, per qualche tempo, tutta una vita, o tutta una dinastia che sia.

Così, col metodo della rana bollita (una piccola "novità" alla volta, presentata in modo che ci sia sempre un qualche sepensante giovane entusiasta a rintuzzare i vecchi brontoloni) si è giunti a questa situazione: il cloud ha rimpiazzato l'archiviazione privata e quella condivisa, l'AI ha reso obsoleti i wiki e i motori di ricerca oltre che le capacità concettuali umane, e i primi ascari di questa restaurazione (che questa è, mica la "rivoluzione" che dicono loro) sono in quelle entità pubbliche che in teoria dovrebbero essere a guardia della democrazia oltre che avere la massa critica per almeno tentare di fare da argine. Detta in piano: le amministrazioni pubbliche stanno togliendo i PC agli impiegati, dandogli in cambio terminali stupidi capaci di funzionare, oltre che di accedere ai dati, solo via cloud, di proprietà delle solite multinazionali. Che potranno spegnere con un click qualsiasi apparato anche vitale, moneta compresa, senza dare spiegazioni (o prendendosela col solito hacker russo...). Ma a regime i PC spariranno anche dalle case (per i nostri figli è già roba vintage di scarsa utilità), soppiantati dagli smartphone, ma - potete giurarci - solo temporaneamente, perché quando qualunque cosa si collegherà direttamente (funzionando solo così) non serviranno più nemmeno questi oggetti che ancora te li puoi scordare da qualche parte. E l'accesso a questo megamostro centralizzato senza il quale sarà impossibile vivere sarà, cheteodicoaffà, subordinato in modo sempre più esplicito alla "buona condotta" (la pandemia è stata un esperimento), definita da chi e giudicata da chi immaginatelo voi, ma toglietevi dalla testa che sarà un governo politico da voi legittimamente eletto (che già quello sarebbe grave). Potranno vivere solo i bravi sudditi, di un re che non si sa nemmeno chi sia.

Ho brontolato abbastanza, vi lascio con un filo di speranza: questa tendenza sistemica, come tutte quelle connaturate al capitalismo, contiene delle contraddizioni, quindi cloud e AI potrebbero implodere come una qualsiasi bolla immobiliare. Sarà una catastrofe, da cui uscirà vivo solo chi ha mantenuto in qualche modo la capacità di farne a meno. Un mare di merda da cui, come diceva il poeta, nasceranno fiori. Speriamo non tulipani...

sabato 17 gennaio 2026

TIPO DIESEL

Mesi fa ho acquistato (spendendo la metà rispetto a una di moda) un'auto a gasolio seminuova fino a che se ne trovavano, già oggi è più difficile domani sarà impossibile. Il mio meccanico dice che ho fatto bene, che il diesel è il motore migliore con maggiore efficienza più ecologico più economico e a maggior durata, e il multijet della FIAT è uno dei migliori motori diesel per autovetture mai costruito. Se sono fortunato, posso farci oltre 300mila chilometri, che per me se continuo così sono solo una decina d'anni ma intanto con un'altra alimentazione non ce li farei (il benzina va al doppio dei giri quindi dura la metà, e il GPL accorcia la vita dei motori a benzina, mentre le ibride più sono davvero tali più devono essere imbottite di diavolerie elettroniche che aumentando la complicatezza del sistema ne accorciano la vita complessiva). Ma se voglio farlo, se voglio ostinarmi a decidere con la mia testa quale sia la scelta migliore, e dico anche dal punto di vista ecologico (che complessivamente se tutte le auto durassero decenni e non ci fossero obsolescenza programmata e direttive europee una dietro l'altra con ben altre finalità rispetto alle dichiarate, sarebbe si la scelta migliore per l'ambiente), devo pagare di tasca: dal 1° gennaio una rimodulazione delle accise ha reso stabilmente (i primi avvisi ci erano già stati) più caro il gasolio della benzina, e mi sa che non è finita qua.

Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.

Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.

domenica 11 gennaio 2026

UN IRANDIDDIO

Come con Internet abbiamo perso la capacità di documentarci in biblioteca o emeroteca, così con l'AI perderemo la capacità di spulciare Internet alla ricerca non dico della verità, che quella non esiste e comunque non è mai in chi ti dice di possederla, ma almeno di narrazioni dissonanti, agli estremi della curva gaussiana, dal coro dominante e dalla prima risposta dei motori a trazione AI.

Pasbas, essendo ancora più anziano di me, si esercita invece ancora nell'esercizio della propria pazienza e delle proprie residue facoltà intellettive per cercare spiegazioni e letture che non sentirete al TG o nei programmi di sedicente approfondimento televisivo. E siccome questa è la ragione sociale primigenia di questo blog, lo ringraziamo e pubblichiamo una serie di spigolature a proposito dell'IRAN.

Io sull'argomento continuo a pensarla come qualche anno fa (chi vuole legga qua), e resto sempre in attesa che il mio vecchio amico iraniano, che so che mi segue, si decida a mettere nero su bianco la sua visione e i suoi ricordi, che sarebbero di prima mano quindi ancora più preziosi per me e per voi se credete.

Intanto leggiamoci da Pasquale quello che ci racconta sull'ennesima declinazione del teorema per cui democrazia è quando vince chi piace a noi, a pochi giorni dall'ennesima meno una.


Secondo il NY Times gli USA si preparano ad un attacco a breve contro l'Iran; la giustificazione è sempre la stessa, il popolo chiede democrazia e noi gliela portiamo. Tra le opzioni c'è quella di non colpire obiettivi militari ma piuttosto i luoghi simbolo del potere civile. Colloqui Netanyahu/Rubio per coordinare l'attacco mentre Trump sottolinea i successi degli attacchi della scorsa estate. Le manifestazioni di protesta sono esplode improvvisamente in tutto il Paese a causa della forte inflazione e dell'aumento dei prezzi, il governo di Teheran cerca di reprimere le proteste. Le organizzazioni umanitarie parlano già di decine di morti, Iran International riporta che le forze di sicurezza usano proiettili veri contro la folla. Da filmati usciti clandestinamente dall'Iran si vedono sacchi contenenti cadaveri, fonti non ufficiali stimano che il numero delle vittime sia di duemila circa, ma è impossibile confermare i dati a causa del completo blackout di Internet. Khamenei afferma che il governo manterrà la sua linea di fermezza nei confronti di queste proteste. Alla domanda "cosa faranno ora gli USA", in conferenza stampa Trump ha risposto che in Iran i manifestanti hanno conquistato diverse città e che se proseguirà la repressione governativa e verranno uccisi dei civili gli usa non invaderanno l'Iran ma colpiranno pesantemente e dove fa più male. Gli ufficiali usa dicono che verranno severamente colpiti gli apparati della sicurezza, ma alcuni considerano che un attacco all'Iran potrebbe rivelarsi un boomerang facendo tornare il consenso nei confronti del governo. [Fonte Time of India]

L'Iran ha avvisato di controattacchi contro i sionisti e le basi USA se dovesse esserci un attacco a Teheran. Sono stati arrestati circa 200 manifestanti nelle ultime ore; durante i disordini in molte città sono stati incendiati edifici pubblici, il procuratore generale dice chi è coinvolto nei disordini sarà condannato a morte. Le linee telefoniche e Internet sono state messe fuori servizio. Secondo Tahid Asadi (inviato da Teheran di Al Jazeera) il capo della polizia ha dichiarato che il livello dello scontro si è intensificato e che il governo ha tracciato una linea rossa tra chi protesta e chi è da considerare un rivoltoso, secondo Khamenei un sabotatore. Il portavoce del parlamento Muhammad Ber Kalib ha dichiarato che le proteste sono giustificate vista la grave crisi economica e che gli iraniani hanno diritto di protesta. Parole di fuoco invece contro USA e sionisti. [Fonte Al Jazeera].

La verità su cosa accade realmente è venuta fuori da Pompeo, ex capo della CIA, che ha dichiarato “Buon anno nuovo ad ogni iraniano nelle strade. E anche ad ogni agente del Mossad che gli passeggia accanto.“ La cosa ha radici antiche, nell'alleanza dello shah con gli USA che faceva di lui il leader della nazione più potente della regione. Il suo servizio segreto Savak, formato e addestrato dai famigerati Mossad e CIA, aveva il compito di azzerare la dissidenza. In cambio veniva consentito il libero accesso alle aree petrolifere a assicurato il controllo poliziesco sull'intera regione. Nel 1964 però la Capitolation Law (imposta dagli USA) innescò la rabbia popolare: garantiva agli statunitensi in Iran la piena immunità giudiziaria. Questo generò il forte sentimento anti-USA che ancora è presente nella maggioranza degli iraniani. [Fonte prof Marandi, Università di Teheran]

Ayatollah Khamenei accusa gli usa di soffiare sul fuoco della rivolta interna e che le proteste sono orchestrate da interessi esterni al Paese. Accusa i rivoltosi di distruggere il proprio paese per fare felice il presidente di un altro stato. I media iraniani hanno riportato l'arresto di 200 uomini accusati di terrorismo e di essere tra gli organizzatori della rivolta. Sono stati trovati in possesso di armi di vario genere; a seguito di questo la violenza delle proteste di sarebbe attenuata. Khamenei ha ordinato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie il massimo stato di allerta. In un'intervista al Telegraph un ufficiale iraniano ha detto che lo stato di allerta è superiore a quello dichiarato durante l'attacco sionista. La fiducia di Khamenei è nelle forze speciali in quanto la loro fedeltà è stata sempre assoluta, mentre altre forze di sicurezza si sono fratturate al loro interno. Secondo un funzionario iraniano Khamenei ha messo il suo futuro nelle mani di IRGC in quanto coinvolti in molti organi del sistema e costituiscono il vero pilastro leale dello stato. Inoltre le città sotterranee dei missili sono state attivate, l'Iran è pronto a fronteggiare le minacce interne come quelle esterne. Le voci di una resa del leader in caso di peggioramento della situazione sono da considerare false: la ritirata non è considerata un'opzione

domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno