SALERNO, UNA PICCOLA CITTÀ DI AFFARI


Ricevo e pubblico volentieri lo sfogo di Lelio Maritato per molte ragioni:
  1. è un mio vecchio amico, di una città per molti versi gemella alla mia, con cui ha un rapporto di amore/odio molto simile a quello che ho io con Reggio Calabria;
  2. è un avvocato, ed è bello ospitare su un blog dal linguaggio informale come il mio un pezzo con "siffatta" terminologia (per "ultroneo" mi muovo a pietà e vi linko la definizione dal sito della Treccani);
  3. mi offre l'occasione di dimostrare una volta per tutte che il moralismo che sfoggio è essenzialmente antiberlusconiano solo per una questione quantitativa/qualitativa (il livello e il numero delle immoralità del miracolato - avete visto le foto di oggi? cicatrici sparite: prodigio, plastica a tempo di record o dimostrazione della menzogna? a voi la scelta), ma se le porcate le fanno quelli del centrosinistra ricevono lo stesso trattamento.
Il caso di cui si tratta riguarda il sindaco De Luca e il suo folle progetto di rovinare il lungomare di Salerno, che fa il paio con l'analoga porcheria che Scopelliti per Reggio però forse non farà a tempo di attuare, qui già denunciata en-passant.
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Una piccola città di affari”, così Alfonso Gatto, grande poeta e scrittore salernitano, definiva in uno dei suoi scritti Salerno, nel tentativo di smuovere le coscienze dei suoi concittadini intrappolate in gabbie costruite esclusivamente sull’interesse particolare ed egoistico.
Qualcosa è cambiato” (evento quasi miracoloso in una città del Sud dove la sostanza delle cose è assiomaticamente immutabile) direbbe, oggi, il Gatto se vedesse il mega progetto Crescent. Sì, qualcosa è cambiato perché Salerno si potrebbe sempre definire una piccola città ma di grandi affari, perchè se qualcosa è cambiato il mutamento è da rinvenirsi nella crescita esponenziale dell’entità degli affari, ma non certo nelle logiche che, da secoli, hanno generato e continuano a generare siffatti progetti completamente alieni rispetto al territorio ed, altresì, del tutto irrispettosi delle più elementari regole della natura.
Si tratta delle solite logiche: speculazione edilizia; affarismo, ingenti investimenti a beneficio di pochi (il Crescent sarà destinato ad ospitare uffici privati, lussuosi appartamenti, centri commerciali) e a discapito della gente di Salerno che vedrà, quasi per incanto grazie al tocco magico di quel genio del Sindaco (di sinistra!?), apparire, praticamente sul mare, un colosso alto più di 33 mt., con tanti saluti:
  • all’unica spiaggia cittadina (che verrà ridotta alle dimensioni di un recinto per polli),
  • al vitale verde pubblico in una città che ne è sostanzialmente priva,
  • al panorama dei monti della costiera amalfitana degradanti verso il mare.
A proposito di investimenti, qualcuno si è mai chiesto come mai Salerno, a differenza della vicina turbolenta Napoli, costituisca una sorta di oasi tranquilla apparentemente estranea alle sanguinose guerre camorristiche? E come mai il mercato immobiliare a Salerno sia esageratamente drogato (provate ad informarvi sui prezzi per l’affitto di un negozio nei pressi del centro cittadino)?
La risposta (quantomeno ultronea) è che la pax sociale è stata imposta dai clan camorristici che hanno eletto Salerno quale luogo ideale dove rovesciare tutti i proventi derivanti dalle attività illecite, con le conseguenze (fortunate?) su descritte.
Ma il Sindaco di una piccola città di affari cosa può fare di fronte a cotanti problemi che ben conosce ma che non spetta a lui risolvere?
Quello che può fare lo sta facendo, cioè, rendere Salerno ancor più bella!...con il Crescent.

1 commento:

NikRedian ha detto...

Sin DacoPertina, della sinistra-destra ibridata? Si direbbe di si. Eccellente puntellino critico.

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