DI PROCESSI PROCESSIONI PERVERSIONI E PROMESSE

A proposito di processioni, sapevate che Reggio Calabria è stata,
giusto 45 anni fa, l'unica città dell'Occidente postbellico a vedere
sfilare i carri armati in assetto di guerra sulle sue strade? 
Nel 1970 avevo sette anni, ma ricordo benissimo - ovviamente con la lente deformante della percezione di un bambino di quell'età - la rivolta di Reggio e tutta una serie di episodi ad essa connessi. Uno di questi è legato alle feste patronali, che a Reggio però non sono dedicate al Santo Patrono (San Giorgio) ma come in tanti altri centri del Sud ad una di quelle troppe trasfigurazioni cristiane di divinità matriarcali ancestrali che chiamiamo Madonne; la nostra si chiama Madonna della Consolazione e si sostanzia in un quadro ovviamente miracoloso tenuto da novembre a settembre in un'apposita basilica nella periferia della città che già sale verso l'Aspromonte, e da lì portato giù al Duomo in centro e due mesi dopo su indietro - ovviamente a spalla, e la "vara" è pesantissima - in processioni seguitissime, la settembrina legata a un tot di giorni di celebrazioni che prendono appunto il nome di Fest'i Maronna. Ebbene, a festimaronna 1970 la "vara" col quadro, che normalmente passando davanti al palazzo comunale veniva ruotata dai portatori verso la facciata a mo' di "conferma pubblica d'intesa" del potere religioso con quello laico, tirò dritto, per sancire ostentatamente il distacco tra la cittadinanza e i traditori della politica.
Tutto questo per dire che il percorso di una processione è cosa talmente consolidata nel tempo che se il Sindaco di Oppido Mamertina ha potuto dire che la statua si è sempre girata verso quella via importante come per risarcirne gli abitanti dell'esclusione dal percorso, senza che tutti i cittadini da sette anni in su potessero sputtanarlo. Quindi tenderei a credergli, e non so nemmeno di che partito sia e se sia vicino o meno alla ndrangheta come tanti suoi colleghi. Se non fosse che il video addotto a prova mostra chiaramente una sosta di cinque secondi (vabbé sei o sette: da 1:30 a 1:37 - e qui c'è una versione lunga che potete anche avere la pazienza di vedere tutta ma sarà invano), effettuata come fosse un intoppo normale date le circostanza (e infatti i Carabinieri - che secondo le cronache hanno invece abbandonato la processione in segno di protesta - ma anche gli altri partecipanti, e a sto punto chissà il vecchio boss da casa, sembrano non notarla), senza nemmeno girare la vara, per cui o il sindaco ha peccato di eccesso di difesa ammettendo una cosa non vera o ha equivocato quale fosse il gesto incriminato, o il video non riprende il pezzo giusto, o peggio non sono precise le cronache. Non lo so e non m'importa: ce n'è abbastanza per giudicare tutto il successivo bailamme un accento mediatico inserito su due filoni narrativi: quanto è buono Papa Francesco che sti cattivoni li ha persino scomunicati, e quanto è bravo i ffigliolo Renzi che con lui si che si lotta contro la mafia. Con questo non voglio certo negare i collegamenti tra una certa forma di religiosità e la criminalità organizzata, che sono profondi quanto sono affrettate le prese di distanza e complessi fino a penetrare nei riti di affiliazione, ma solo mettere "la giusta distanza" tra questa realtà storico-culturale e la cronaca manipolata ad usum caesari. Come quando bisogna far vincere le elezioni a un partito che propugna la lotta agli immigrati e ogni giorno esce in cronaca una piccola violenza urbana commessa da uno di loro, o anche solo come quando c'è l'aviaria e i tiggì fanno a gara a mostrare uccelli morti (in realtà in percentuale non diversa a quando l'aviaria non c'era).
Gli stessi che fanno il coro d'indignazione contro la processione di Oppido, però, quando Grillo denuncia gli interessi delle mafie sui fondi europei raramente ricordano quanto fondate siano le sue osservazioni, e quanto negativo sia per l'Italia il bilancio di tutta la faccenda, tra quote che versiamo per alimentare i fondi e incapacità di spendere quelli poi destinati a noi se non per progetti troppo spesso fasulli e/o improduttivi in termini di ricadute positive sul sistema-Paese. Ma se invochiamo di nuovo l'esperienza personale, non c'è bisogno di nessuna statistica per sapere come funziona tutto l'affare: tutti noi meridionali abbiamo sentore più o meno diretto di qualcuno nel giro del parentado e/o delle conoscenze che ha fatto gli impicci coi fondi UE, siamo sinceri. Si tratta di un circuito perverso, che nei decenni ha disincentivato anzichenò lo sviluppo produttivo e favorito i furbi a discapito degli onesti. Con gli stessi soldi, tanto per restare alle proposte grilline, ci si poteva permettere alla grande il reddito di cittadinanza... ma già, una cosa che va a tutti indiscriminatamente non può essere usata per il voto di scambio....
Intanto a Reggio, come spesso capita, una buona notizia ne contiene alcune meno buone. Il candidato sindaco per il centrosinistra è Giuseppe Falcomatà, uno che ha dalla sua la freschezza e il cognome, suo padre essendo stato il mai troppo rimpianto autore della "primavera reggina". Ma intanto essere "figlio d'arte" è da un lato una facilitazione che rappresenta uno dei vizi peggiori dell'italianità e dall'altro un handicap per chi voglia riuscire a dimostrare di essere all'altezza, e poi soprattutto il clima interno al PD in cui - attorno alle solite, mai abbastanza deprecate primarie (una macchietta della democrazia messa in scena mentre si distrugge la democrazia vera) - è maturata la candidatura, assieme alla definitiva liquidazione della sinistra-sinistra per via caso-Spinelli, finiranno per convincere anche i più recalcitranti che l'unico modo per poter continuare a portare avanti idee di sinistra è votare 5stelle. Per cui questa candidatura nel modo in cui è arrivata può far si che Reggio addirittura segua il percorso-Livorno, o più probabilmente che resti al centrodestra. Se poi il giovane Falcomatà vincesse, starà a lui dimostrare, peraltro nello scarsissimo margine che il Fiscal compact consente agli enti locali in salute figurati a Reggio, che il suo partito è ancora in grado di fare politiche di sinistra in periferia, mentre al centro oramai è un partito di destra anche piuttosto autoritaria. Il che, ammesso che lo voglia fare, lo condannerebbe presto o a un redde rationem coi renziani, o alla patente di foglia di fico per mezzo del santino di Italo. Delle belle forche caudine, non c'è che dire, ma d'altronde la carriera politica offre delle prospettive ormai difficilmente rintracciabili altrimenti. Ci fosse il sorteggio al posto delle elezioni, o fossero legge le regole grilline di selezione della classe politica, sarebbero 5 o 10 anni al massimo di sofferenza, invece così magari gli tocca occuparsene per tutta la vita. Non so se si capisce, ma tutto questo capoverso è un modo contorto di fargli dei veri auguri, ché ne ha tanto bisogno...

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