Cito a memoria: non mi va di googleare e una maggiore precisione non cambierebbe il senso del discorso. L'uomo colonizzò il mondo partendo dall'africa, passando per il medio oriente, il caucaso, poi l'europa, e dall'altra parte l'asia, e attraverso lo stretto di bering, allora ghiacciato, l'america. Il processo durò migliaia di anni, l'adattamento all'ambiente lasciò le sottili differenze esteriori, a fronte della pressochè identità di patrimonio genetico, che hanno dato e danno adito ai pavidi di ogni tempo di parlare di razze umane al plurale anzichè al singolare come biologia impone. E questo solo nella cosiddetta preistoria.
Ma è tutta la storia stessa che può essere letta attraverso la storia delle migrazioni, degli scontri, delle guerre, delle integrazioni, dei miscugli infine di lingue culture e tutto il resto, ad esse consequenti. Le lingue stesse, tutte quelle che ci possono venire in mente, vive o morte, sono la prova provata di questa affermazione. E tutti i progetti politici di espansione e conquista, sono stati effimeri e velleitari quando erano fondati su un'idea di predominio culturale, mentre invece hanno dato luce ad imperi più o meno duraturi quando erano fondati sulla multiculturalità e l'integrazione. I romani hanno raggiunto tutto il mondo conosciuto e lo hanno dominato per secoli, grazie al fatto che non solo consentivano ai popoli conquistati militarmente di mantenere cultura e religione, ma spesso se ne lasciavano permeare o influenzare, a cominciare dalla grecia classica stessa. E il loro avanzatissimo diritto, in primis il concetto di cittadinanza, fece si che da un certo punto in poi addirittura gli imperatori fossero non nati a Roma o nelle vicinanze: lo stesso Adriano era iberico.
Persino gli Stati Uniti d'America, nati da una tragica guerra di conquista che ha significato il genocidio degli autoctoni, e arricchitisi sulla pelle di milioni di schiavi africani, sono diventati la superpotenza dell'ultimo secolo grazie a molte susseguenti ondate di migranti, favorite e governate pur tra mille contraddizioni (per usare un eufemismo che racchiude il ku-klux-klan e la frontiera col Messico) piuttosto che avversate. Insomma, a dispetto di tutte le lezioni della Storia, l'Italia ha scelto di confrontarsi con le migrazioni innescate dalla cosiddetta globalizzazione nel modo peggiore possibile: ha bisogno di milioni di lavoratori ma non lo ammette ufficialmente, lasciando che sia la malavita a reclutarli mentre si finge di respingerli con leggi illiberali e si alimenta la paura e il razzismo nella popolazione.
Lunedì 1° marzo ci sarà il primo sciopero nazionale degli immigrati. Se davvero avranno la forza di aderire tutti, il Paese sarà in ginocchio e forse capiranno anche gli zucconi più ottusi. In ogni caso è dovere di ciascuno di noi dare risonanza alla cosa, che sicuramente nei media del blocco berlusconiano verrà silenziata o stravolta nel significato. La manifestazione ha anche un suo sito: consultatelo e passate parola. Siamo tutti figli di migranti, siamo tutti bastardi.
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