martedì 28 agosto 2012

PIRANDELLO E EURIDICE

La splendida copertina di uno dei fumetti più belli di ogni tempo:
La canzone di Orfeo di Neil Gaiman, della bellissima serie Sandman
(che poi sarebbe Morfeo, dio dei sogni, uno dei padri possibili di Orfeo)
Odiffredi spinge il proprio ateismo militante al rigetto della mitologia greca in quanto portatrice della stessa sintassi delle religioni monoteiste cristianesimo in testa: quella secondo cui decide qualcun'altro al posto nostro sopra le nostre teste. A chi non arriva che a dirsi agnostico rigettando persino quella pseudoreligione che è lo scientismo può invece capitare di cogliere un paio di differenze essenziali: qui si pretende che un dio abbia creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, lì gli dei erano creati a immagine e somiglianza degli uomini debolezze in primis; qui si pretende a vario titolo (con differenze solo formali, non fatevi incantare dal cosiddetto integralismo islamico) valore di fonte giuridica primaria alla parola di dio, lì al massimo si dava una veste di metafora a vicende umanissime, tanto bene da resistere ai millenni.
Tra tutti i miti greci, il mio preferito è stato sempre quello di Orfeo ed Euridice, peraltro senza originalità essendo uno di quelli più citati e riscritti in tutta la storia dell'arte (letteratura ma anche pittura musica eccetera, addirittura fumetti: googlare per credere) mondiale di tutti i tempi.
La faccio brevissima, tanto chi vuole approfondire ha l'imbarazzo della scelta: Orfeo ama riamato Euridice, che per aver respinto le avances di un dio muore morsa da un serpente, essendo figlio sicuramente della musa della poesia epica Calliope (il padre come sempre è incerto, ovvero ci sono versioni discordi), pensa di andare a richiederla indietro direttamente al dio degli inferi Ade, contando per convincerlo sulla propria abilità di cantore e sulla presenza della sposa Persefone (anche la storia di questi due è bellissima, spiega nientemeno che il perché delle stagioni...). E difatti è così bravo che commuove persino le Erinni (dette anche Furie, non so se mi spiego), cosicché Persefone convince Ade a lasciare che Orfeo riporti con se tra i vivi la promessa sposa, ma (c'è sempre un ma quando ci sono sti dèi di mezzo) a patto che non si volti indietro a guardarla finché si trovi nel regno dei morti. Accade che quando lui aveva già messo il piede fuori e lei ancora non del tutto, lei ricominci a riprendere coscienza di se lo riconosca e lo chiami, e lui si volti un attimo prima del consentito, riconsegnandola alle ombre. Orfeo poi farà una brutta fine: smembrato e divorato (tranne la testa, che troverà un posto da Oracolo) pare dalle baccanti infuriate per averle lui rifiutate. Ma la parte più interessante è il sottofinale: l'interpretazione classica vuole Orfeo vitttima dell'inganno di Ade e/o della sua stessa impazienza, ma una più "moderna" (sposata dopo Pavese anche da Vecchioni per la sua bellissima Euridice) vuole che Orfeo abbia deciso deliberatamente di lasciare alle ombre quello che doveva essere delle ombre, anche se era la sua amata, così affermando in qualche modo per sempre il primato dell'uomo sul dio. Come in un suicidio, si, giusto, Cesare...
Io però ogni tanto sogno una terza versione, una in cui Orfeo vince in un altro modo: non si volta, porta via Euridice, e poi chissà se invecchiano assieme o se a quel punto cede alle profferte delle baccanti, ma non importa. Importa che vinca lui la battaglia, di questa guerra persa che è la vita, e poi la prossima si vedrà.
...
Nell'epilogo del loro film a episodi Kaos, i fratelli Taviani fanno tornare Luigi Pirandello a Girgenti otto anni dopo la morte della madre, per immaginarsela viva davanti a lui nella casa natìa, a spiegargli finalmente perché mai lei lo avesse chiamato lì. E' esattamente dal 5° minuto del filmato qui sotto, ma non skippate, guardatelo tutto, e poi cercatevi tutto il film (c'è una Giara con Franco e Ciccio semplicemente strepitosi), che la frase ve la riporto io adesso:
... una cosa sento ancora di poterti ancora dire: impara a guardare le cose anche con gli occhi di quelli che non le possono vedere più; ne proverai il dolore, certo, ma quel dolore te le renderà più sacre e più belle. Forse è solo per questo che ti ho fatto venire fin qua.
Non certo per venir via con te, Luigi.

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