Per molti artisti la curva della vena è una parabola, solo pochi fanno le cose migliori invecchiando, e quasi nessuno nella musica cosiddetta leggera. Quella di Pino Daniele ha il vertice subito, resta sul picco per sette/otto anni e poi va a picco, gli ultimi trent'anni di carriera hanno visto lampi, come la colonna sonora del Calesse di Troisi, tanta tecnica, alcuni eventi live, ma niente di lontanamente paragonabile ai primi album, il cui livello però è così alto che si può senz'altro parlare di capolavori assoluti dall'impatto epocale, e ben al di là del campo musicale.
Pino ha preso Napoli, ci ha detto cosa "è", e l'ha fatta diventare qualcos'altro. E lo stesso succedeva a tutti noi che siamo cresciuti grazie a lui neri a metà. Come si dice, scusate se è poco.
Gita del quinto liceo, dodici ore sul treno da Reggio a Firenze, quasi tutte passate nei corridoi a cantare le canzoni di Pino Daniele con Sergio alla chitarra: oggi so cosa gira in testa a un po' di amici lontani. Ciao guaglio'.
lunedì 5 gennaio 2015
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