THAT'S TENNIS!

"Occacchio, ma il fratello forte non ero io?"
Si, lo so, con questo post mi farò parecchi nemici, ma signori alla fine bisogna avere il coraggio delle proprie idee, e metterci la faccia, no?
Parliamo di tennis, almeno apparentemente. La notizia è che il numero 50 del mondo ha appena buttato fuori dagli Australian Open il numero 1. Il video degli highlights è ovviamente da quasi subito in rete e magari dopo ve lo guardate tutto (è in fondo al post), ma se prima seguite il mio ragionamento secondo me ve lo godete di più, e ciò vale anche per i profani dei "gesti bianchi".
La notizia, infatti, non è che lo strafavorito ha perso: non è la prima volta che capita e non sarà l'ultima, in qualsiasi sport o altra attività e per qualunque ragione. La notizia è chi ha perso e contro chi e perché e cosa significa e cosa può comportare, magari lo facesse, questa sconfitta.
Andy Murray, infatti, è un pallettaro. Per carità, un bravissimo pallettaro, uno che grazie ai consigli di un altro grandissimo pallettaro a suo tempo anch'egli numero 1 ha saputo crescere fino al punto di saper cogliere il momento giusto, la crisi innanzitutto extratennistica del precedente leader a sua volta tale per aver saputo approfittare dei colpi che acciacchi e anagrafe avevano dato ai numeri uno di prima, per issarsi in cima al mondo. Ma per chi ama il tennis soprattutto per il suo lato estetico, come il sottoscritto si ma soprattutto come il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, quando il numero 1 è un pallettaro non è certo una buona cosa.
Ora, intendiamoci (anche grazie a Panatta, se avete seguito il link precedente): chiamiamo pallettaro non uno che non ama scendere a rete. Djokovic e Nadal, ad esempio, come ai loro tempi Borg e Agassi, si trovano più a loro agio lontani dal net, ma non sono pallettari, volendo definirli (ammesso che sia indispensabile) potremmo dirli "attaccanti da fondo", ma il punto è, perdonate il gioco di parole, che si tratta di giocatori che cercano di fare il punto, non di resistere fino a quando il punto lo sbaglia l'avversario. Quest'ultimo è appunto il pallettaro. Vilas, Barazzutti, Lendl, giù giù fino al vostro odiato avversario di torneo amatoriale che vi rimette ogni cosa peggio di un muro, maledetto! Ovviamente, niente di personale: se tu sei consapevole che quello è l'unico modo che hai per battermi, e giustamente vuoi farlo, hai tutto il diritto di giocare così. Ma ti diverti? D'accordo, la domanda è retorica, evidentemente ti diverti, oppure ti interessa solo vincere e non ti poni il problema, ma il punto è che io piuttosto che giocare come te smetterei di giocare. Per pneumotesticolite (questa non la spiego), la stessa che mi fai venire a giocarti contro per cui alla fine magari vinci tu, ma sai che c'è? sticazzi: io so giocare a tennis e tu no, umma umma!
Il pallettaro, infatti, gioca così anche in amichevole, è più forte di lui. Noialtri, che giochiamo invece per divertirci e se ci siamo divertiti siamo contenti anche se abbiamo perso, siamo un'altra specie. Così, quando capita che uno di noi, un mancino fratello scarso di un predestinato dio alto e biondo, riesce a battere il re dei pallettari proprio grazie al fatto, Ubitennis dixit, di essere entrato in campo per godersi la giornata, scusateci tanto ma godiamo anche noi. Una cifra.
E ora la speranza. A un certo punto del filmato vedrete inquadrata tra il pubblico (il fotogramma ve l'ho estratto sopra) la faccia stupita di Alexander, fratello minore di quel Mischa che stava strapazzando Murray sul campo. Il ragazzino studia da numero uno, ha già battuto un paio di volte Federer e in questo torneo è uscito per un pelo a opera del redivivo Nadal, ed è considerato un talento naturale. Molto più alto e potente del fratello maggiore, ci piace credere che la visione di questa partita abbia fatto scattare in lui la molla giusta, gli abbia fatto pensare "ecco quello che mi manca, e per fortuna conosco molto bene chi mi può dire come si fa!". Per scendere a rete con costanza, infatti, occorre introiettare che se hai la padronanza dei colpi di volo e la condizione fisica adeguata a prendere posizione a tempo allora è solo questione di numeri: ci sarà una percentuale di volte che sbaglierai (o il tuo avversario ti passerà nettamente), ma se riesci a sorridere del tuo errore (o goderti quel passante e magari complimentarlo) senza deprimerti o impaurirti, e continui a prendere la rete con costanza, magari perdi, ma ti sarai divertito; e magari vinci, persino con uno più forte di te che se ti ci metti a palleggiare ti schianta. Se Zverevino, e magari con lui tutta la nextgen che tarda ad affermarsi, comprenderà la lezione di oggi, nei prossimi anni ci divertiremo.
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P.S. Mentre scrivevo si giocava l'ottavo di finale da cui doveva uscire l'avversario di Murray, cioè ora di Mischa Zverev, ai quarti. Ebbene, a proposito di dio del tennis, a proposito di qualità, a proposito di estetica, il 35enne Roger Federer ha battuto al quinto set il corridore giapponese Niskikori. Ci divertiremo anche subito.

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