1 - DICIOTT’ANNI

Un'astronave raccoglirifiuti, perciò con equipaggio risicatissimo e poca tecnologia eccedente quella necessaria alla sua funzione, viene mandata a recuperare il rottame di un'altra astronave. Il capitano, temendo guai, manda il suo secondo (e ultimo) a bordo del rottame, e quest'ultimo scopre che dentro ci sono 21 sarcofagi con dentro altrettanti personaggi in animazione sospesa (tipo Alien, si). Per ragioni ignote, non riesce più a contattare il capitano, e non potendo senza far ciò neanche tornare indietro, per trascorrere il tempo che gli rimane (fino a che il capitano in assenza di comunicazioni non accorra a recuperarlo, o forse, se questi invece impaurito lo abbandonasse, fino alla morte) si decide a utilizzare una tecnica di telepatia che la sua razza possiede e usa solo in casi di emergenza (è difficile e dolorosa), sperando di ottenere dai dormienti, se non un modo per cavarsi dai guai, almeno delle belle storie. Ecco la prima, tratta dal sogno di una ragazza della Lousiana.
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1 - DICIOTT’ANNI
Fred non aveva ancora diciott’anni e si stava per diplomare. Era stato un bambino prodigio, uno di quelli che a tre anni sanno leggere e scrivere; a cinque fu portato a sostenere direttamente gli esami per la seconda classe, e siccome ciò non era proprio regolarissimo dovettero andare in una scuola di una frazione sperduta nella prateria, di quelle allora piene di bambini che usciti da scuola facevano i vaccari o aiutavano i padri nei campi, e comunque avevano le unghie nere e, dentro all’anima, una specie di consapevolezza che quello che studiavano non c’entrava nulla col loro destino di poveracci poliziotti o delinquenti. Non che lo pensassero davvero, ma ce l’avevano scritto in faccia. Ma allora Fred non poteva saperlo; lui girava per mano di una maestra curva e stupita per le classi di quell’istituto di campagna a leggere pezzi diversi del sussidiario ogni volta senza dito e velocemente come un adulto ed anche in maniera più chiara e molto ben recitata: da grande avrebbe letto certamente peggio. Le facce di quei bambini gli entrarono dentro senza che se ne accorgesse, a costituire uno dei suoi formidabili sensi di colpa.
Come quell’altro che Fred nutriva nei confronti dei suoi genitori. Che litigavano sempre, e per motivi ben precisi: non avrebbero dovuto sposarsi, ma lei aveva 31 anni e per una donna del Sud a quei tempi voleva dire avviarsi ad una folgorante carriera da zitella; la nonna non poteva permetterglielo, e quello era davvero un bravo giovane. Fesso, insicuro e praticamente impotente, a sentire lei. Che, d’altra parte, era una stronza frigida e portentosamente egoista, di un ego che comprendeva anche la famiglia di origine, di cui lei non aveva un’idea separata dall’idea di sé. Entrambi non avevano mai risparmiato a Fred i loro spettacolari litigi, ma non si erano limitati a questo: ognuno dei due quando restava a quattr’occhi col figlio gli raccontava il perché e il percome l’altro era il solo colpevole della situazione, ivi comprendendo i particolari “piccanti”.
Sarebbe stato abbastanza per fare di Fred una persona dalla sessualità disturbata, ma non fu tutto. Una volta, finalmente, e per una questione di soldi, la madre cacciò di casa il marito, salvo poi, in fondo sempre per una questione di soldi, mandarlo a richiamare, sfruttando un poco autoconsapevole desiderio di un adolescente segaiolo ad avere i genitori uniti, proprio da Fred. Che da quel momento in poi non si perdonò più di aver riunito due quarantenni che si sarebbero lasciati da cinquantenni, dopo un decennio di psicodrammi, e con la madre non più in grado di rifarsi una vita.
Così Fred cominciò a pensare cose strane sulla sua futura vita di coppia: che avrebbe dovuto essere perfetta, fatta di intesa sessuale estatica e di un’amicizia tale da poter parlare di tutto, e soprattutto di progettualità comune, insomma di tutta una serie di belle cose che se a pensarle si è in due è tanto bello. Ma deve venire da sé, ed è rarissimo, col tempo. Lui invece ce l’aveva già in mente a sedici anni, e giustamente le ragazze appena capivano scappavano. Anche perché tutto ciò gli comportava una forma di gentilezza estrema che sforava anche nel comportamento sessuale: pareva chiedere il permesso ad ogni bacio e ad ogni carezza, figurarsi quando sarebbe riuscito ad andare oltre.
Mia madre, Cathy, era - al contrario di Fred - una ragazza religiosissima, ma di una religiosità di sostanza e non di forma, e pensava ed agiva con amore per tutto e tutti già a quell’età. Non era bella, ma si rendeva talmente interessante intellettualmente che ad un tipo come Fred non poteva non piacere. Lui era poi tenero il giusto per attrarla, così ad una gita si misero insieme: solo baci e carezze, per carità, e durò un paio di mesi soltanto. Finì perché lei si accorse che lui “aveva” un’altra fidanzata (qualche carezza anche lì, e solo un bacio), e piangendo piantò lui e la Louisiana per New York. Ma da lì gli scrisse e lui le rispose, e così via per un anno o due: è da quelle lettere, che non so come mai le conservava tutte lei, che io so della loro storia e della vita di questo sconosciuto che avrebbe potuto essere - con un po’ di fortuna - mio padre.
Cathy infatti tornata da New York si sposò con mio padre e finì a vendere aspirapolvere per un’organizzazione piramidale. Andai via da casa appena potei: ero cresciuta tra rinfreschi e dimostrazioni di pulizia di sui tappeti tutte le sere, e non ce la facevo più! Ma quando mia madre morì ed io misi mano tra le sue carte, fui colpita da quelle lettere di cinquant’anni prima, e mi sorpresi a pensare quale potesse essere stato invece il destino di Fred. Sarà cambiato, crescendo? Non credo, le persone non cambiano mai veramente. Al massimo recitano, prendono in giro il mondo e se stessi, ma dentro... E poi ogni tanto succede qualcosa che è come un pezzo di specchio che ti finisce in mano e tu ti guardi e sei tu: non si può scappare a lungo da sé stessi. Certamente Fred e il suo sogno sono cresciuti insieme.
Chissà da quante altre donne è stato scaricato prima di realizzarlo, se mai ci è riuscito! Chissà se è davvero riuscito ad invecchiare accanto ad una compagna fedele! Però credo di no: le donne non apprezzano i buoni, la maggior parte sono delle stronze; d’altra parte anche la maggior parte degli uomini sono degli stronzi, se ho imparato qualcosa dalle mie, di esperienze. Per questo quando ho letto la poesia che mia madre ha scritto per Fred l’ho sentita mia, specie le ultime due righe.
E’ da un po’ che cerco
quel tratto di cielo
che mi hanno rubato,
perché i miei pensieri
- farfalle contro vetri -
vogliono volare liberi.
Liberi.
Liberi.
Cercando il mio cielo
ho trovato nuove terre,
anche,
e un posto per sorridere,
qui nella mia anima.
Qui,
nella mia anima,
ci sono anche le tue parole
e i tuoi pensieri,
forse anch’essi,
a volte,
farfalle contro vetri.
Stamattina,
all’alba,
ho sognato di averti incontrato.

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