CANZONI CON LA MUSICA IN TESTA

Diceva Benedetto Croce che prima dei 18 anni tutti scrivono poesie, dopo i 18 solo i poeti e i cretini. Così, non sentendomi dell'una e non volendo rientrare nell'altra categoria, con la maggior età ho preteso da me stesso che, se volevo ancora mettere su carta i pensieri, dovevo costringerli in una gabbia formale più rigorosa di quella della poesia "ermetica" (cioè, per come è stata ampiamente intesa "senza metrica" - ah, i guasti della destrutturazione nelle arti! e non tanto per chi l'ha operata, quanto per gli epigoni, incentivati appunto dalla apparente mancanza di regole): dovevano essere musicabili. Come tutta la poesia da Omero a De Andrè, peraltro.
Nacquero così un centinaio di "canzoni con la musica in testa", che però avevano lo stesso problema delle poesie e di qualunque altra forma artistica masturbatoria contemporanea: come uscire dal cassetto? Per una serie di eventi che sintetizzai qui e non ripeto per non annoiarvi, le mie semplicemente non lo fecero; alcune diventarono racconti finendo dentro Chi c'è c'è, edito nel 1999 e da poco tempo pubblicato qui a capitoli, e poi basta.
Ho sempre seguito la musica e sono sempre curioso di scoprire cose nuove, approfondendo quelle che mi piacciono di più, finendo per avere dei gusti alquanto diversi da quelli dei miei coetanei. Ma l'ultima epoca in cui è stato facile "esplorare l'ignoto" è stata quella in cui era consentito il noleggio dei CD, e infatti risale ad allora l'ultima infornata di personaggi in grado di vendere dischi ancora oggi: la miopia dell'industria discografica è esiziale, e oggi non le rimane che un modo per affermare nuovi soggetti, il business dei talent, che però richiede investimenti enormi e pertanto comporta di correre meno rischi possibili dal punto di vista dell'originalità dell'offerta (mio cuggino direbbe "so' tutti uguali", con maggiore efficacia). Se fosse stato così il panorama editoriale degli anni 70, per dire, non avremmo mai ascoltato un disco di nessuno dei cantautori che hanno fatto i miliardi per decenni da allora (e continuano, morti compresi).
E si, oggi c'è Internet. Ma è un mare così grande che non è facile orientarcisi, anche usando dei siti "nocchieri" come Brigata Lolli, Rockol o L'isola che non c'era. Per non parlare dei social network...
Ecco, volevo introdurre la pubblicazione dei miei testi di canzone (abbiate pazienza, d'estate controinformo un po' meno...) e sono finito a rifare il pistolotto ai discografici e ai loro talent show. Sono proprio un anziano brontolone. Ma i testi li ho scritti a venti/trenta anni, e magari qualcuno ancora è attuale. Oggi ne metto uno corto, poi ogni tanto un altro. In SIAE sono depositati tra gli inediti, se a qualcuno ne piace qualcuno (la musica ce l'ho in testa, ma mi va bene quella che gli venisse a chi legge il testo) mi contatti che ci mettiamo d'accordo: sono più vanitoso che esoso.
...
AL DI LÀ DELL’ORIZZONTE
(rock ballad lenta)
avevo buone ragioni per convincere quell’uomo a non partire
e mi premeva che quel viaggio non avesse a rovinare la mia nave
e poi diceva l’equipaggio che era troppo duro e troppo sentimentale
e aveva un occhio del colore della preda dei suoi sogni e uno del mare
e mi era sempre stato poco simpatico con quella sua gamba mozza
con quel suo puzzo inconfondibile di carogna ancora prima di morire
con quel suo scarso senso degli affari e quell’innato suo idealismo
e con il suo accento sprezzante un po’ da eroe ma molto più da incosciente
e c’è chi l’ha visto
per ore
fisso sul ponte
a cercare chi non c’è
per me Moby Dick non c’è
e così quella mattina sono andato per convincerlo a mollare
ero deciso e mentre andavo ripassavo nella mente le parole
e le gettai tutte d’un fiato e mi son parse pure belle da ascoltare
ma scivolarono su Achab come il vento, senza cioè poter entrare
ed era come se il suo tutto fosse qualcosina in più delle sue parti
e il resto rimaneva in piedi anche smontando tutti quanti gli altri pezzi
e non capivo perché però provavo una sorta di deferenza
e l’incertezza bastò perché il capitano desse la partenza
e più non l’ho visto
tornare
ormai da cent’anni
e non tornerà più
certo non tornerà più
e avevo buone ragioni per spiegare tutto ciò cui ragionavo
però guardando dal porto il mio orizzonte che sembrava l’universo
non era nulla al confronto delle anse dell’oceano del capitano
e mentre il battello andava io capivo qualche cosa di diverso
così da allora aspetto secoli anche chi sono sicuro che non torna
e ogni tanto mi tocco la testa per vedere se ho le corna
perché l’Achab che c’è in noi riesce a vivere anche per ciò che non vediamo
e forse sarà la nostra parte peggiore, ma è la parte che più amiamo
e c’è chi l’ha visto
per ore
fisso sul ponte
a cercare chi non c’è
per me Moby Dick non c’è

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