AUGH! HO DETTO!

Com'è che quando cerco uno che aveva capito prima
degli altri, trovo sempre Fabrizio De Andrè?
Il tema è tra quelli che trovate in queste pagine fin dagli esordi di nove anni fa: gli Stati Uniti d'America non sono il "buono", tantomeno il "poliziotto buono", del Mondo, ma più o meno l'Impero del Male, che vi spadroneggia da 70 anni e che se non viene fermato finirà per distruggerlo. Forse anche prima di quanto si possa immaginare, perché a furia di giocare col fuoco prima o poi si finisce per bruciarsi.
Si, lo so che la tesi è tutt'altro che originale, e anzi negli anni settanta tra i giovani extraparlamentari di sinistra (erano quasi tutti così, anche quelli, anzi soprattutto quelli, che poi sarebbero diventati "sistemici" di carriera) era dominante. Ma allora c'era l'URSS, e invece oggi è proprio la mancanza di un sistema alternativo ad avere consentito al capitalismo di imboccare la peggiore deriva ed avviare il pianeta all'autodistruzione. Quindi essere "antiamericani" ieri forse era un vezzo, un'esibizione di appartenenza, oggi è una necessità che dovrebbe essere innescata dall'istinto di autoconservazione.
L'occasione per tornarci su me lo da un post che dovreste assolutamente leggere per intero. Per invogliarvi, e si anche per passare qualcosa ai tanti che non si invoglieranno, tento un breve abstract (che poi appunto ricalca questo mio post del 2008).
Siamo cresciuti intrisi di una narrazione mitologica: in Europa a un certo punto c'erano i Cattivi e poi sono arrivati i Buoni e li hanno sconfitti regalandoci il Benessere e la Democrazia. Come tutte le narrazioni mitologiche, essa contiene una parte di verità, che usa come fondamenta per la credibilità di un castello di invenzioni. Ma come tutte le favole, cresci quando capisci che puoi se vuoi tenerti qualche insegnamento di fondo ma devi smettere di credere a tutto il resto. Come a Babbo Natale, si (e come a qualunque religione, ma questo è un altro discorso). La verità dietro la narrazione è che:
  • i nazisti furono sconfitti sostanzialmente dall'URSS;
  • gli USA sono entrati in guerra più in proiezione antisovietica che antinazista o antifascista;
  • con lo stesso obiettivo, hanno perpetrato il più grande crimine della storia dell'Umanità, sterminando in due colpi soli centinaia di migliaia di innocenti (le vittime non immediate sono incalcolabili);
  • è sempre e solo in funzione antisovietica che hanno favorito un certo benessere nell'Europa occidentale (infatti, la loro azione in tal senso è finita con la caduta del Muro), e a patto di esportarvi il loro modello culturale e di sviluppo (il primo discutibile, anche se si impone come assoluto - il secondo impossibile da estendere al pianeta senza distruggerlo);
  • per riuscire nel punto precedente, hanno depredato (in collaborazione con le élite capitalistiche europee) il resto del pianeta, sostituendo colonialismi a colonialismi, favorendo ovunque ogni regime dittatoriale collaborazionista possibile, e passando da una guerra all'altra, tutte avviate con pretesti fasulli, condotte senza scrupoli, infinite o finite male, e causanti milioni di vittime innocenti (in tale proporzione che se c'è da stupirsi non è per i tanti che diventano terroristi, ma per tutti gli altri che non lo diventano).
Tutto ciò, dopo essersi fondati come nazione sulla schiavitù di milioni di neri deportati dall'Africa e sullo sterminio di forse 25 milioni di pellerossa, un massacro che fa impallidire i crimini nazisti o stalinisti - e non sto negando questi ultimi, sto solo dicendo che a maggior ragione dovremmo ricordare anche i crimini statunitensi, odiosi tutti dai più grandi ai più piccoli (come relativamente possono essere ritenuti Pinochet in Cile o Gladio e la strategia della tensione in Italia).
Ma perché tornare oggi su un tema così annoso? Per via di un altro post, di tutt'altro genere, di cui volevo consigliarvi la lettura integrale. Qui l'abstract è più semplice.
Si sa che l'Impero Romano raggiunse la sua massima estensione sotto Traiano, e che questi a un certo punto conquistò anche le terre dei Parti (la Mesopotamia, da sempre cruciale) da cui però si ritirò dopo un breve dominio accontentandosi di un trattato di non belligeranza. Si pensa anche che Traiano agì così per effetto della sorda consapevolezza (che in Adriano diventò cosciente motore dell'azione politica di consolidamento delle frontiere per cui passò alla Storia) che probabilmente l'Impero avesse di fatto raggiunto il suo limite fisiologico di espansione. Quello che si sa meno è che proprio nel momento in cui Traiano occupava la capitale dei Parti la dinastia cinese degli Han si era spinta a controllare avamposti anche a pochi giorni di cammino di distanza a oriente. E potrebbe essere proprio questo il fattore che spinse gli indomiti Parti a scendere a patti con Traiano una volta che egli li aveva sconfitti: i Romani dovevano andarsene al più presto, essere arrendevoli e collaborativi era un giusto prezzo da pagare per evitare a ogni costo che entrassero in contatto diretto coi Cinesi, cosa che per i Parti avrebbe significato l'annientamento per accerchiamento. Questa astuzia autoconservativa dei Parti sarebbe stato il fattore, quindi, che ha impedito un incontro che con ogni probabilità avrebbe portato la Storia lungo un tracciato del tutto diverso da quello che invece poi ha seguito: senza voler immaginare a cosa avrebbero potuto portare gli scambi culturali e tecnologici tra i due imperi a livello di accelerazione del progresso, basti pensare che avere una solida via della seta con secoli di anticipo avrebbe probabilmente impedito la nascita sia dell'impero ottomano che degli imperi che si sono fondati sulla navigazione, che ebbe la sua spinta motrice proprio per nel fatto che i turchi avevano chiuso le strade via terra verso Oriente.
E' ovvio che su questa china tanto più si va nel dettaglio tanto più ci si spinge nel campo delle congetture. Ma il messaggio che se ne può ricavare è comunque interessante, specie se rapportato con l'attualità - e qui si vede il nesso con il discorso di prima.
Tutti gli imperi prima o puoi muoiono, quindi anche quello americano lo farà. E tutti quando muoiono trascinano con se sia i propri orrori che il proprio sistema di valori con quanto di buono comportava. Tuttavia la loro storia è disseminata di episodi che, se fossero andati diversamente, avrebbero innescato catene di eventi che avrebbero cambiato il futuro, in meglio o in peggio non è dato sapere. Come non è dato sapere, vivendo un qualunque evento in una qualunque fase storica, se è proprio quella la fase e quello l'evento che, cambiando, in un tot può cambiare il futuro di tanto. Per questa ragione, l'unico modo razionale di comportarsi è fare "come se" ogni fase storica, ogni evento, fosse uno di questi. Noi non sappiamo come e quando cadrà l'Impero americano. Ma quello che pensiamo e che facciamo oggi potrebbe cambiare drammaticamente i tempi e le tendenze di tutto quello che verrà. Quindi è fondamentale. Quindi trattiamolo come tale. Quindi, non fermiamoci alle storielle che ci raccontano, pensiamo le cose giuste, e agiamo di conseguenza. Non si sa mai funziona...

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