venerdì 29 settembre 2017

PARALLELI FALSI E VERI

Torno sulla questione "vaccini" per segnalarvi che una raccolta di firme per trascinare il decreto Lorenzin davanti alla Corte Costituzionale ha superato la soglia critica che consente solo a pochissime petizioni online di affrancarsi dallo status di velleitario esercizio partecipativo virtuale, conferendogli invece una qualche speranza di avere un seguito utile. Io ho firmato, volendo non costa nulla, e lo avrei fatto anche se nessuno, dico nessuno, degli argomenti contro i vaccini portati dai promotori fosse neanche un minimo convincente. Il punto non è, infatti, se i vaccini facciano indiscutibilmente sempre bene o meno, o se abbiano indiscutibilmente effetti collaterali pericolosi o meno. Il punto è che l'obbligo, soprattutto nelle forme in cui è stato posto (comporta addirittura la firma da parte dei genitori del "consenso informato", per scaricare su di loro la responsabilità di eventuali problemi) ma anche a prescindere, è ingiusto, incostituzionale, contrario alle direttive europee, inumano, e illogico (i pochi non vaccinati possono contagiare solo gli altri non vaccinati, giusto? o no?...). Come anche qualche voce da dentro al PD osa dire, infatti, sarebbe stato preferibile, anche perché con ogni probabilità maggiormente efficace, una campagna di convinzione mirata a erodere la già piccola percentuale di "resistenti", lasciando a chi non si convince la sacrosanta libertà di fare come gli pare. Come sarebbe ovvio in una situazione come quella attuale, che è l'esatto opposto di quella in cui è giustificata la vaccinazione coatta (cioè una reale emergenza epidemica in una popolazione scoperta - mi viene in mente il colera dei primi anni 70, come esempio, perché l'ho vissuto da bambino).
Come e perché una strada così ovvia non sia stata praticata, probabilmente lo diranno le cronache giudiziarie dei prossimi anni, come capitò per De Lorenzo e Poggiolini. O magari no, ma non importa. Importa che qui è in gioco non la salute pubblica, ma l'habeas corpus, la libertà individuale. La quale autorizza "per diritto divino" il cittadino a ogni forma di resistenza, altro che firmare petizioni online. Mazzucco qui ad esempio suggerisce ai genitori di portare si i bimbi alla vaccinazione, leggere il modulo del consenso informato prima di firmarlo, e rifiutarsi di farlo se non dopo che gli venga fornito il bugiardino del vaccino, una volta letto il quale (visto che riporta numerosi effetti collaterali possibili, autismo compreso) non solo rifiutarsi di prendersi delle responsabilità non firmando il consenso, ma pretendere che sia l'inoculatore invece a firmare una dichiarazione di assunzione di responsabilità per eventuali danni si dimostrassero provocati dal farmaco. Poi, siccome questi rifiuterà, andare dal preside e raccontare che avevate portato il figlioletto a vaccinarsi ma quelli si sono rifiutati, e se il preside non ammette il pargolo invitare lui a firmare l'assunzione di responsabilità al posto del medico, e se non se la sente di farla risalire pe li rami fino al Ministro.
Sarebbe proprio uno scenario divertente, specie se ripetuto in "tutte le scuole del Regno", ma purtroppo è altamente improbabile, e non solo perché necessita di cittadini non impecoroniti, ma anche perché in moltissimi casi questi ultimi scoprono che i loro figli i fatidici dieci vaccini li hanno già fatti quando non erano obbligatori, perché è da anni che le dosi singole dei quattro già obbligatori erano state di fatto soppiantate da tetravalenti ed esavalenti che comprendevano anche gli allora facoltativi ("ah, ecco perché e cosa mi avevano fatto firmare!" si sono detti in questi giorni in tanti...). Le vie delle case farmaceutiche sono infinite, verrebbe da dire, nonché da chiedersi allora da cosa può essere stata motivata l'ansia obbligazionista di questi politici: arroganza del potere? ostentazione di fedeltà allo sponsor? mah!...
Chiudo ribadendo il ribaltamento di un nesso logico che troppo spesso rimbalza, da quando è sorta la questione vaccini. Sarà anche vero che molti cosiddetti no-vax sono favorevoli all'omeopatia e viceversa, ma a me pare che il discrimine sia invece da un'altra parte, con le case produttrici dei vaccini e quelle dei farmaci omeopatici nella stessa parrocchia, quella di chi non si fa scrupoli di fare affari sulla pelle della gente (con l'unica attenuante per gli omeopati che almeno i loro prodotti non sono dannosi - a meno che non comportino la rinuncia a farmaci efficaci nei casi in cui questi ultimi servirebbero assolutamente, s'intende). Per una volta dissento da un post di Bertani: le farmacie omeopatiche e i medici omeopatici esistono solo perché l'omeopatia è un business così lucroso (prodotti con niente dentro venduti carissimi) che c'è ampio margine per "retribuire" (le virgolette sono perché ci sono tanti modi di farlo, prima della vera e propria mazzetta) i professionisti perché prescrivano e vendano acqua fresca e zucchero (che quello è: una volta scesi sotto il numero di Avogadro, niente vieta ai produttori di non mettere affatto quello che dicono di aver messo in frazione infinitesimale - perlomeno, nessuno può mai sapere se lo hanno fatto o meno). Che poi ognuno deve essere libero (oltre che di non vaccinarsi e non vaccinare i propri figli) di curarsi con farmaci fatti da niente, per carità, solo che magari dovrebbe trovarli al supermercato o perlomeno (visto che le farmacie ormai per campare vendono di tutto) non essere indotto al loro carissimo uso da un medico iscritto all'albo.
Quello che sto affermando è che a imporre i vaccini come obbligatori, anche quegli otto che ai previsti protocolli di legge non avevano ottenuto gli stessi risultati dei quattro obbligatori prima, prima di fatto e poi di diritto, è la stessa catena decisionale (chiamatela come volete) che consente che un medico di base possa scrivere "omeopata" sul biglietto da visita o una farmacia "omeopatica" nell'insegna (rispettivamente prescrivendo e vendendo farmaci che si guardano bene dal sottoporsi ai suddetti protocolli, mica so fessi...) senza rispettivamente radiarlo dall'albo o ritirare la licenza. Altro che le facili analogie che sentite e leggete in giro...

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