DOVE STA LO ZAR?

Se volete farvi un'idea di come funziona il giornalismo in Italia oggi, o anche se ce l'avete già ma volete un esempio per poterla illustrare facilmente a qualche amico da svegliare, dovete interessarvi un po' di pallavolo. Che poi è anche possibile che lo facciate già: stiamo parlando di uno degli sport più seguiti e soprattutto più praticati in Italia, anche se a leggere i giornali, appunto, non si direbbe.
Io normalmente non lo seguo, gli preferisco di molto il tennis e il basket, ma insomma ci sono gli europei, lo fanno in diretta in chiaro, gli butto un occhio, e subito mi accorgo che manca qualcosa, o meglio qualcuno. Il tipo in questione vuoi per l'aspetto fisico, vuoi per la personalità a pacchi, vuoi per il ruolo di "goleador" (per dirla ai calciofili), si fa notare, per cui anche solo avendo plaudito di sguincio all'argento olimpico dell'anno scorso, se quest'anno non lo vedo in campo prima penso che è un attimo in panca, poi quando non lo vedo entrare penso a un infortunio (mannaggia!), infine, visto che la cronaca va avanti e nessuno dice niente, benedico mentalmente l'era Internet e ci vado a guardare. E scopro una vicenda quantomeno surreale.
Pare che il tipo sia stato estromesso dalla squadra per una vicenda legata alla marca delle scarpe: una roba di sponsor personali e di squadra. Non ve la racconto nel dettaglio, vi metto il link, perché non è entrando nel merito che vi dico quello che vi volevo dire. La faccenda è stata gestita male, vergognosamente male, da tutti gli attori della stessa, dal giocatore al neopresidente federale passando per l'allenatore e i compagni della nazionale, tanto peggio quanto il livello di responsabilità del ruolo sale, ovviamente. Per cui, oggi, se i soggetti in questione avessero un minimo di pudore, dovrebbero dimettersi e andarsi a vergognare di se stessi da qualche parte di nascosto. Ma tutto questo è ancora un affare della pallavolo italiana, ad essa interno, e potrebbe tutto sommato non fregarcene niente. Senonché...
Senonché il punto è un altro. E' che per avere una qualche idea della vicenda ti devi appunto sbattere su Internet, e - provateci - manco è semplice. Ci si mette un po', per trovare l'unico pezzo che mette in relazione la disfatta, per come è maturata (il Belgio seleziona i suoi giocatori in una platea di praticanti inferiore a quella di una regione italiana. ma non di quelle grandi, e l'Italia ci ha perso male e per limiti caratteriali e di squadra ancor più che tecnici), con le assenze importanti e chi ne è stato causa, devi atterrare su OAsport, sul mainstream te lo scordi. In TV poi, non ne parliamo. Già dopo il primo contatto con la nazionale senza "zar", ho atteso invano che uno dei commentatori RAI dicesse qualcosa: niente, né all'inizio, né dopo la sconfitta con la Germania, né - figurarsi! - dopo le vittorie successive, né tantomeno durante la debacle ai quarti. Alla fine, l'episodio più istruttivo: uno dei due telecronisti attacca il pippone finale sul fare tesoro dell'esperienza per ripartire in vista dei prossimi mondiali che si giocheranno in Italia, "magari con qualche rientro...", e l'altro appena lo sente su quella china si affanna a bloccarlo parlandogli sopra "magari anche guardando avanti con qualche nuovo innesto" e cambia discorso.
Ecco dove volevo arrivare. Il muro di gomma che ha fatto di Zaytsev un innominabile sia in TV che sulla stampa generalista, persino mentre si mostrava l'evidenza della mancanza del suo apporto tecnico e caratteriale alla squadra, non può essere un caso. Le veline dei partiti della Prima Repubblica, come pure il quasi monopolio berlusconiano dell'informazione, al confronto del monoblocco attuale piddino impallidiscono. Se siano prezzolati, ricattati, impauriti o semplicemente conformisti non lo so, e non so peraltro cosa sia peggio. Ma è uno schifo, comunque. Ora, stiamo parlando di un torneo di pallavolo, e dietro c'è al massimo la nomina della persona sbagliata a capo di una federazione sportiva. Immaginate con quale autonomia questa stampa agisce quando in ballo ci sono interessi ben maggiori, come quelli delle banche o delle case farmaceutiche. Immaginatevelo, e se ancora siete tranquilli, ad esempio sulla faccenda dei vaccini, good night and good luck.

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