SE DICI UNDICI

L'undici settembre 2001 è una di quelle date così rilevanti che possono venire usate, e di fatto lo fanno, per esemplificare il funzionamento dei meccanismi dell'attenzione della mente umana: la stragrande maggioranza di noi, infatti, ricorda perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo quel giorno, mentre alla stessa domanda riferita all'11 settembre di qualunque altro anno non lo saprebbe proprio dire. L'allarme suscitato dalla drammaticità delle immagini e dal timore per la propria stessa incolumità presente e futura che l'evento comportava, infatti, ha attivato in tutti le stesse scariche ormonali, e tutte le altre conseguenti reazioni fisiche e psichiche, che intervengono in caso di immediato pericolo, e che spesso riescono a salvarci la pelle facendoci compiere gesti che normalmente non riusciremmo a compiere - nel contempo attivando la registrazione degli eventi a frequenza moltiplicata, cosa che poi (a meno di traumi che li cancellino in blocco, definitivamente o meno) ci consente di ricordarli con estrema precisione, lentezza e dovizia di particolari. Chi di voi è sopravvissuto a un incidente "mortale" non può che confermare.
Molti ricorderanno persino l'accavallarsi delle sensazioni e dei pensieri durante la diretta televisiva, e infatti io ricordo ad esempio esattamente il momento preciso in cui la mente critica, la logica razionale, riuscì a rifarsi un minimo di spazio attraverso la tempesta emotiva che come a tutti mi attraversava: fu quando crollò la prima torre. Non fu subito un pensiero compiuto, ma un'impercettibile alzata di sopracciglio può essere immaginata, da chi volesse sceneggiare la cosa: com'era possibile quel crollo a quella velocità? L'intima convinzione che non quadrasse nulla, del raccontino che facevano, arrivò presto, qualche giorno dopo al massimo, quando annunciarono il ritrovamento dei documenti di identità dei terroristi in quella montagna di macerie. Quando annunciarono l'attacco all'incolpevole Afghanistan, fu anche chiaro il movente del crimine, sulle cui sfaccettature chi ha voluto ha avuto tutto il tempo di indagare a fondo. Chi no, si berrà ancora la storiella tutte le volte che vorrà.
Sono passati sedici anni, il mondo ha visto susseguirsi una serie di guerre diventando sempre meno sicuro. In tutto questo, l'11 settembre ha un ruolo di architrave, e andrebbe citato ogni volta tra le cause. Nel mio ultimo post, sulla crisi coreana, l'ho fatto così:
In questi giorni si celebrerà il sedicesimo anniversario dell'evento spartiacque della nostra epoca, e sul mainstream sarà raccontata per l'ennesima volta la solita favoletta. Ma in questi anni la platea di chi crede che si sia trattato di un autoattentato è (magari divisa sui dettagli) è cresciuta consistentemente. E, potete giurarci, quando sarà trascorsa la giusta distanza di tempo sarà questa la verità storica ufficiale, un po' come per il genocidio dei pellerossa (che, è cronaca, in California è arrivato a essere la motivazione ufficiale della soppressione dei festeggiamenti per la scoperta di Colombo) che quando ero piccolo io si chiamava epopea del far west.
Ora, non è che io presuma di avere tutte le risposte, anzi. Ma ho tante domande. E ritengo che avercele sia il minimo sindacalmente accettabile per meritarsi la patente di essere umano pensante. Non accetto più di interloquire con chi ripete acriticamente le pappine così come gli sono state propinate. Se lo fa su un social network, ad esempio, non seguo più quella discussione, e se è sulla mia bacheca, che è "casa mia" e non una pubblica piazza, lo cancello. E non è censura del dissenso: questo è benvenuto, se è argomentato. Ma con chi recita la canzoncina, mi comporto come suggerisce una "canzonaccia": trovo molto interessante la mia parte intollerante.
Senza volersi infilare in disquisizioni filosofiche fuori portata sulla verità come concetto in fondo inafferrabile, basta accontentarsi di praticare la laica "religione del dubbio". Rifiutando di accogliere le Verità preconfezionate. Guardatevi questo filmato, non è brevissimo ma è una sintesi di uno molto più lungo che semmai affronterete dopo se vi va. Forse non tutto quello che dice Mazzucco è ugualmente condivisibile, ma se dopo che lo avete ascoltato con attenzione credete ancora che Bin Laden da una grotta dell'Afghanistan ha mandato 19 terroristi sauditi a schiantare 4 aerei contro il cuore dell'America riuscendo a violare la difesa più munita del pianeta, beh, a Roma si dice che siete de coccio, e pace all'anima vostra.

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