martedì 30 dicembre 2025

UN SISTEMA COMPLESSO

Gli adolescenti fanno domande solo apparentemente facili. Vivono un'età tragica, che da vecchi rimpiangiamo con nostalgia ma solo perché con gli anni ci siamo dimenticati i drammi che vivevamo e ci ricordiamo solo le cose belle. Succede anche per l'infanzia, ma l'adolescenza porta con se assieme sia molti dei problemi dell'infanzia che già molti di quelli dell'età adulta, col risultato che l'effetto è ingigantito.

"Se potessi cambiare una cosa, una sola, della tua vita, quale cambieresti?" è una domanda difficile. Un gioco, spesso usato dagli intervistatori scarsi che non sanno che inventarsi col vip di turno. Ma se viene da chi sta attraversando la fase della vita in cui comincia a capire che ci sono delle scelte che influenzeranno tutto il suo futuro, e magari sono quelle che non si rende conto di fare, è una cosa serissima. Va data, resistendo alla tentazione di stare al gioco, una risposta serissima, anche a costo di rischiare di perdere il contatto miracolosamente avvenuto.

Il fatto è che la vita è un sistema complesso. "Complesso", non "complicato". Un sistema complicato, anche complicatissimo, è un aggeggio in cui puoi calcolare i componenti e i loro effetti, anche se talvolta è difficilissimo puoi farlo. Aggiusto qua, succede questo. Tocco là, si modifica quest'altro. Non va bene, rimetto come prima e torna come prima. Una AI è un sistema complicato, all'ennesima potenza ma solo complicato, e diventasse complesso saremmo nei guai molto più di quanto riusciamo ad immaginare. Un motore a scoppio è un sistema complicato, anche quelli pieni di diavolerie elettroniche di oggigiorno. Un ordinamento giuridico, un sudoku. Invece sono un sistema complesso il clima nel pianeta, una foresta pluviale e qualsiasi altro habitat, una società umana. E una vita umana.

Ho fatto degli esempi, ma molti altri ne potete fare da voi. Specie se vi leggete attentamente questo articolo di Lorenzo Valentini, che spiega benissimo (meglio di Wikipedia) la differenza e tanto altro, cercando il quale mi sono imbattuto inoltre in un film che a suo tempo ho visto al cinema e avevo scordato, come spesso capita anche di quelli che ci piacciono molto, dal titolo La felicità è un sistema complesso, appunto. Errori che non capitano usando i motori di ricerca in AI-mode, se servisse un altro motivo per non farlo. L'umanità, ma che dico l'evoluzione, deve il suo progresso agli errori, alle eresie, non dimentichiamolo.

Ebbene, i sistemi complessi, in quanto tali, "non si aggiustano". Se tenti di farlo, come sti deficienti che stanno facendo i soldi cavalcando il cambiamento climatico convinti, o comunque convincenti, che il clima si possa trattare come un sistema complicato (troppa CO2, la abbassiamo, regredisce il riscaldamento globale), fai solo guai. E comunque non ottieni quello che hai in mente, è "matematico". Magari, ottieni l'opposto di quello che volevi.

Ecco, la vita è così. Non si può tornare a un punto qualsiasi, che so un errore o una scelta, e rimediare o cambiare scelta, e se si potesse, il risultato sarebbe diversissimo da quello che il determinismo ci suggerirebbe. Tornare con un ex, ritrasferirsi da dove si viene, o anche cambiare la macchina con una nuova e potente anziché con una usata e affidabile, o risalire le scale e rientrare a casa sua per dire a quell'amico quella cosa che maledizione ti è venuta in mente solo quando avevi chiuso il portone e avevi cominciato a scendere (i francesi lo chiamano proprio "esprit d'escalier", ne abbiamo pure già parlato), tutto si può fare. Ma guai a credere che facendolo succeda proprio quello che hai calcolato succederebbe, perché diavolo non è così. Cresci, qualunque sia la tua età cresci, e prendi atto di questa verità, seconda per atrocità solo al fatto che dobbiamo morire. E però, se ci pensate, l'una e l'altra cosa sono, letteralmente, il bello della vita.

Volano gli uccelli volanooo!

martedì 23 dicembre 2025

A VOLTE RITORNANO 1 - IL CAPPELLO DEL PAPA

Ve l'ho detto che sono di trasloco? si, ve l'ho detto. E sapete già che da questo blog non ci guadagno nemmeno un centesimo, figurarsi se voi avete qualcosa da guadagnare a leggermi. Oltretutto, si tratta di uno strumento passato di moda da molti anni (come dimostrano anche i dati di lettura, e non solo i miei), ora ci sono gli smartphone e i social e gli aggregatori di news coi titoli tutti acchiappaclick a costo di superare spesso e volentieri il limite dell'ingannevolezza (tanto non ce n'è uno che non sia scritto da una AI...). Ma, un momento, mi viene in mente una cosa: non è che, oltre ai tempi che cambiano, una volta semplicemente scrivevo cose più interessanti?

Facciamo una prova, e inauguriamo una rubrica di "ripescaggio" di vecchi seguitissimi post. Quello appresso, ad esempio, non a caso di argomento natalizio, fu letto a suo tempo (17 anni fa, si avete letto bene: diciassette!) da 3428 persone, roba che confrontandola con le decine di letture dei post di oggi rende bene l'idea di quello che dicevo nel capoverso precedente.

D'altronde, se funziona per Montalbano perché non dovrebbe funzionare anche per CIXD? E allora buon Natale, e buona lettura.


Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggio, in palio un milione di euro, che si dimezzano ad ogni tentativo sbagliato, il cui autore ovviamente va a casa. Via con gli indizi:
  1. nacque da una vergine
  2. nacque il 25 dicembre
  3. nacque in una grotta, davanti alla quale dei pastori portarono doni
  4. era una sorta di maestro itinerante
  5. nel suo peregrinare ebbe 12 compagni
  6. ai suoi seguaci è promessa immortalità
  7. fece miracoli
  8. si sacrificò per il bene di tutti
  9. fu sepolto in una tomba chiusa da una pietra e risorse dopo tre giorni (era primavera)
  10. era chiamato “il Buon Pastore”
  11. venne identificato sia con l’Agnello che col Leone
  12. è stato detto “la Via, la Verità e la Luce”, il “Logos”, il “Redentore”, il “Salvatore”, e il “Messia”
  13. il suo giorno sacro è la Domenica
  14. durante una cena disse: “Colui che non mangerà il mio corpo né berrà del mio sangue in modo che egli possa diventare una sola cosa con me ed Io con lui, non sarà salvato
Ahi ahi ahi! Tutti i concorrenti, ciascuno non sentendo la risposta dell'altro, hanno risposto Gesù Cristo! Il montepremi è sceso praticamente a zero e comunque nessuno ha vinto. Peccato: la risposta era Mitra.
Divinità persiana molto seguita nella Roma imperiale, Mitra è noto anche agli appassionati di fumetti per essere il dio più invocato dal terribile Conan, protagonista dei bellissimi fumetti tratti dalle storie di Robert Howard da cui fu anche tratto un film col giovane Schwarzenegger.

Il suo culto era così diffuso che lo stesso Vaticano è costruito sopra una grotta fino al 376 d.C. consacrata a Mitra, e lo stesso primo sacerdote del culto mitraico era detto Papa o Pontifex maximus; pare addirittura che il modello gerarchico fu traslato direttamente da una chiesa all'altra, e il rito dell'ostia e il tipo di altare.

Ah, indovinate come si chiama il cappello del Papa...

Poi, se volete ancora credere alle favole, e non vi basta nemmeno sapere che Babbo Natale è stato praticamente inventato dalla Coca Cola per la sua réclame, allora Buon Natale a tutti. E mi raccomando, ancora i negozi sono aperti: andate a sprecare l'ultimo spicchio di tredicesima, che il Capo ha detto che bisogna far ripartire l'economia, e viziate un altro po' i vostri pargoli, che così nel nuovo mondo della decrescita del Pil si troveranno benissimo! praticamente, una pasqua!

lunedì 15 dicembre 2025

DUE NARRAZIONI ALTERNATIVE

Sto di trasloco, chiunque ci sia passato almeno una volta nella vita non ha bisogno di altre spiegazioni.

Compenso la mia relativa latitanza lasciandovi due spunti di lettura trovati in rete, che poi era la mission primigenia di questo blog (che a luglio diventa maggiorenne...).

Il primo riguarda la crisi climatica che oramai ci mettono dentro a cacchio in qualunque occasione, citandola en passant come si fa con le cose date per scontate (*), con l'effetto che oramai è diventata luogo comune e a metterla in discussione vieni istantaneamente iscritto nei terrapiattisti, con una tecnica la cui sperimentazione era una delle mission dello psicodramma chiamato Covid. Tra parentesi, i terrapiattisti erano semmai la casta della sedicente scienza ufficiale, e gli eretici erano ad esempio i Galileo, costretto all'abiura e gli è andata bene, quindi semmai l'accusa andrebbe capovolta, non fosse detestabile anche così. L'articolo è di Orlov ed è uscito su forumgeopolitica.com; Markus nel tradurlo e pubblicarlo su Comedonchisciotte ci ha messo un sottotitolo da manuale, per quanto fa capire cosa contiene il pezzo, e perciò io non ho che da citarlo letteralmente, nel raccomandarvi di leggerlo:

Il cambiamento climatico non è causato dall'uomo e il Green New Deal è un'iniziativa imprenditoriale volta ad arricchire dei buoni a nulla sulla base di una narrativa falsa.

Il secondo è di Blondet e parla di storia, e va letto anch'esso con attenzione e pazienza onde evitare di cedere ai pregiudizi che la narrazione storica, come sempre scritta dai vincitori, ha instillato in noi, specie se di sinistra, pregiudizi che fanno scattare l'allarme "revisionista in azione" ogni volta che qualcuno tenta di leggere la storia con una chiave non ortodossa. Resistendo alla tentazione di targare l'autore, l'articolo invece risponde a una serie di domande che chiunque, anche e vorrei dire soprattutto se di sinistra, dovrebbe farsi, invece che liquidare il tutto con l'equazione "Hitler = male assoluto" che è sicuramente consolatoria ma non aiuta (anzi direi agevola il contrario) a dotarsi degli anticorpi per prevenirne "il ritorno". Cosa che invece può farsi solo cercando di capire le ragioni storiche per cui quel personaggio è andato al potere, spinto da un massiccio consenso popolare anche elettorale. E se si scopre che tra queste ragioni c'è la tracotanza della finanza internazionale, forse si comprende che, visto che viviamo tempi in cui questa si ripropone come governo mondiale non democratico (guidando tra l'altro la UE, la globalizzazione, e la cosiddetta transizione ecologica: ecco il collegamento col primo pezzo, peraltro), se questa tracotanza non la arginiamo noi democraticamente aumentiamo vertiginosamente la probabilità che arrivi qualcuno con meno scrupoli a cavalcare i drammi che causa e sempre di più causerà. Stavolta è il titolo a dire tutto:

Come Hitler sottrasse la banca centrale ai Rotschild.

Buona lettura

(*) Il fondo, forse, lo ha toccato un servizio di uno dei tanti programmi sulla natura, che parlando dell'estinzione di non importa quale animale, ha invocato letteralmente il "cambiamento climatico" tra le cause. Ora, logicamente l'affermazione non solo è correttissima, ma conduce esattamente alla confutazione di tutta la narrazione sul cambiamento climatico a base antropica, perché racconta di un'epoca in cui gli uomini nemmeno c'erano. Ma la logica non viene quasi mai chiamata in causa nelle menti degli stravaccati o distratti telespettatori, invece sentire per l'ennesima volta citato il mantra ne rafforza il valore di verità attribuito. Un vero capolavoro di tecnica della manipolazione. Che a chi un po' mastica di comunicazione porta a un deciso senso di vomito, misto a rabbia cieca.

domenica 7 dicembre 2025

I PUNTINI SULL'AI

La cosiddetta Intelligenza Artificiale, in sigla AI perché viene dall'inglese, si è già meritata alcuni post su questo blog fin da maggio 2023, e anche con lo stesso Pasbas a contribuire come oggi. Nel frattempo, è entrata nel quotidiano di chiunque, anche degli inconsapevoli, e le stesse amministrazioni pubbliche hanno nei suoi confronti atteggiamenti ondivaghi: da una parte divieti, peraltro giustificatissimi quando si maneggiano dati sensibili dei cittadini dal momento che il meccanismo di dati si nutre per sembrare intelligente, dall'altra tentativi più o meno efficaci di rendere funzionari e cittadini consapevoli, ispirati alla radice dall'argomento retorico che gli strumenti tecnologici non sono buoni o cattivi in sé ma dipende dall'uso che se ne fa.

Allora ben venga ogni tanto riparlarne. Oggi è Pasbas a darci l'occasione, col contributo che segue, incentrato sul raffronto tra USA e Cina. Io ne approfitto per linkarvi anche un altro contributo, di Ramirez visto su Comedonchischiotte, che ne spiega bene l'impatto esiziale sul sistema capitalistico, e quindi perché l'argomento retorico di cui sopra in questo caso non vale, come non vale l'approccio antiluddistico che si usa verso chi osa fare resistenza a questa vera e propria "arma di fine di mondo". Che la Cina avrebbe distrutto la cosiddetta civiltà occidentale era cosa nota, e non per malvagità ma per il mero funzionamento dei meccanismi di economia internazionale descritti da Ricardo. La AI è solo l'ultimo mezzo.

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AI, la Cina non è vicina

di Pasbas

Cosa è

La AI è un complesso molto grande di differenti elementi a vari livelli che va sotto il nome di ecosistema. Questo ecosistema è suddiviso in 5 differenti livelli.

  1. Energia necessaria all'interno ecosistema. La Cina dispone il doppio dell'energia USA.
  2. Chip + software base della tecnologia sulla quale poggia AI. USA abbastanza avanti nella progettazione e realizzazione, Taiwan è il principale luogo di R&S (Ricerca e Sviluppo).
  3. Infrastruttura che sostiene l'ecosistema nei suoi diversi aspetti: terreni per le fabbriche, energia necessaria, finanza e grandi investimenti. La Cina è molto avanti in tutto, inoltre nella velocità di realizzazione manifatturiera non c'è confronto con USA
  4. Modelli AI: il sostrato sul quale vengo realizzate le varie applicazioni nei campi di medicina, armi, scienze, istruzione, ecc.. Sviluppo quasi alla pari con una grossa differenza: la Cina fa grande uso ed è fortemente impegnata nell'Open Source, cioè utilizza e sviluppa software aperto e gratuito. Inoltre il 50% degli sviluppatori software è composto da ingegneri cinesi. La situazione attuale è di un vantaggio tecnologico USA di circa 6 mesi.
  5. Applicazioni: questo è il livello nel quale vengono realizzate le applicazioni che usa l'utente finale, ad esempio la telemedicina, la robotica civile e militare, ecc..

Energia 

A causa dei suoi bassi costi e della grande disponibilità per la Cina, un prodotto equivalente USA costa da 4 a 8 volte l'equivalente cinese (non viene menzionato il costo del lavoro ergo le differenze sono ormai ridotte).

Fiducia

I cinesi hanno una percentuale di cittadini che non temono anzi sono entusiasti dell'AI dell'80%, negli USA raggiunge il 20%. 

Istruzione

In Cina nelle scuole, a partire dalle primarie, AI è divenuta materia curricolare. Su 10 scuole di tecnologia di alto livello 9 sono cinesi, per questo in termini di istruzione la Cina è avanti rispetto a tutto il resto del mondo. Il sistema produce moltissimi studenti ultra qualificati, per questo il 50% dei ricercatori e sviluppatori di AI è cinese. Questo ha portato la Cina a registrare nel 2024 il 70% dei brevetti Hi-Tech del mondo.

Industria

Le aziende cinesi "miste" investono soprattutto in R&S nel campo dei modelli (chatGPT, Deep seek, ecc.) mentre lo stato, attraverso Huawei, investe nello sviluppo dei chip e del software relativo ad essi.

sabato 29 novembre 2025

RADIO CIXD 72 - ORNELLA VANONI

Vi avevo promesso di riesumare questa rubrica, ferma ormai da oltre un anno per esaurimento del serbatoio (non scrivo se non di cose per cui ho qualcosa di originale di aggiungere a quello che potete trovare in giro, e vi sfido a poter parlare a questi patti di più di settanta dischi), per proporvi un'antologia dell'appena scomparsa Ornella Vanoni.

Difficile, è difficile: sia dirvi qualcosa che non avete sentito, dato che ne stanno parlando tutti i giorni tutte le reti televisive, sia selezionare un numero ristretto di brani, per una che (guardare per credere) in settant'anni di carriera ha inciso centinaia di canzoni, in una cinquantina di album, scritte da quasi tutti gli autori migliori della musica italiana e da numerosi grandi autori internazionali, ma molte anche da lei o almeno col suo zampino (non a caso ha vinto e rivinto il premio Tenco), duettando con decine di colleghi e colleghe e coverizzandone altre decine. Quasi sempre peraltro marchiando indelebilmente con la propria impronta artistica tutto quello che toccava. Il tutto, incarnando un personaggio unico, esemplare per forza delle scelte di vita spesso in anticipo sui tempi, ironico e autoironico come a me piacerebbe riuscire sempre ad essere. E a voi?

Detto questo, vi propongo una serie di brani non coerente: alcuni notissimi, altri che nemmeno sapevate che c'era di mezzo lei. Come ad esempio la intro stornellata a un bellissimo pezzo di Vecchioni su un amore omosessuale durante la prima crociata. O un vecchio e misconosciuto brano sempre di Vecchioni ispirato a una tragedia greca classica e a un passo della Bibbia. O un pezzo di Paoli cantato live con lui il cui titolo avete già sentito... da Camilleri. O uno di Buscaglione cantato in un jazz club. O testi oggi improponibili, in tempi di dittatura del politically correct di genere, se non cantati da lei che ha l'autorevolezza per volare al di sopra delle nostre bassezze.

Si tratta, come vedete, di una selezione estrema. Invece scegliere una foto tra le migliaia sul web è stato relativamente semplice: una dei primi anni 70, quando ancora non si era affidata al chirurgo (unico "errore" che le attribuisco...), e il Gino bambino la guardava in TV e la trovava somigliante alla zia Luciana li accanto.

    

    

    

domenica 23 novembre 2025

L'APPUNTAMENTO

Il tema dell'eutanasia si è meritato un tag, in questo blog, seguendo il quale peraltro ci si può edurre sull'evoluzione della mia posizione in materia, per quello che vale. Il fatto è che si tratta di una questione così delicata che sarebbe strano, invece, avere una posizione granitica.

La prima ragione per cui mi occupavo tanto e con così poco pudore di questo tema è, infatti, che ero ancora relativamente giovane. La morte è tanto presente nelle poesie di tanti adolescenti, ma anche nei loro stili di vita direi (quante cose pericolosissime che si fanno da ragazzi!), proprio perché sembra loro lontana, al punto di essere quasi irreale, comunque "altro da sé". Più invecchi, più si avvicina la prospettiva di doverci avere a che fare, più "la dama senza pietà" perde appeal romantico.

La cronaca però, con la vicenda delle gemelle Kessler intendo, spinge a fare il punto, a cercare una posizione che concili i tanti pensieri di direzione opposta che sono venuti a ciascuno di noi anche a prescindere dallo sciacallaggio giornalistico. Cerco di elencarli:

  • il diritto di ciascuno di noi a stabilire come e quando morire, senza che la cosa comporti il dover ricorrere, ammesso che ne sia capace o sia in grado, a pratiche cruente e dolorose;
  • il dovere di una società a ridurre al minimo le casistiche per cui uno debba preferire morire a vivere, con l'optimus che siano ridotte a quelle condizioni vegetative che dovrebbero essere oggetto di testamento biologico;
  • il rispetto per una scelta che resta tragica e resta privata, tanto da rendere odioso ogni tentativo di utilizzarla per imporre una narrazione di qualsiasi tipo sia;
  • il collegamento tra la deriva individualistica della società occidentale contemporanea, che ha distrutto l'atomo/famiglia senza rimpiazzarlo con niente altro in grado di proteggerci dalla solitudine, anzi ci ha fornito (e coi nostri figli lo sta facendo fin da piccoli) di strumenti di falsa socialità per meglio renderci ancora più soli.

L'apparente schizofrenia di questo elenco è invece espressione del giusto imbarazzo e tentennamento che ciascuno di noi dovrebbe poter e voler mantenere di fronte a episodi come il suicidio più o meno assistito di qualcuno. Dobbiamo poter avere reazioni diverse nel caso Englaro e nel caso Kessler, o in qualunque altro, perché la coerenza talvolta non è una virtù e comunque nessuno ha diritto ad invocarla in noi quando se si leggesse bene dentro non l'avrebbe nemmeno lui, ammesso che non si stia addirittura equivocando sul significato del termine.

Il timore è, invece, che come al solito si approfitti di una storia mediaticamente interessante (le due gemelle erano giustamente celeberrime, una vera icona pop senza tempo) per imporre il proprio metro di giudizio, nel continuum che va dal "peccato mortale con dannazione eterna" al "tana liberi tutti", in una sfera che invece come nessun altra richiederebbe da parte del legislatore uno sforzo di equilibrio super partes e di declinazione dettagliata della casistica. Altrimenti si resta prigionieri degli estremi opposti, uno dei quali ci costringe a soffrire ben oltre il dicibile o a prolungare la cosiddetta vita ben oltre ciò che noi da vivi e lucidi siamo disposti a definire tale, mentre l'altro ci porterebbe a una società che rimpiazzi il sistema sanitario e pensionistico con una iniezione letale magari durante un bel viaggetto multimediale.

Esagero? Ma avete fatto i conti di quanti diritti economici e sociali fondamentali, conquistati col sangue e il sudore dai nostri avi, ci hanno ("democraticamente") tolto negli ultimi decenni, tenendoci buoni con la concessione dei cosiddetti diritti civili? A cosa vale potersi sposare tra persone dello stesso sesso se poi per una coppia comechesia comprarsi una casa è sempre più un lusso e affittarla ancora peggio? A cosa poter accedere alla genitorialità a prescindere dall'anagrafe o dalla capacità generativa, se crescere un figlio è ancora più oneroso? La maggior parte delle questioni di cui si riempiono la bocca, comprese quelle sulla parità di genere, è per impedirvi di vedere dove invece dovreste incacchiarvi veramente. Perché la libertà è poter fare quello che vuoi, ma di fatto, perché se invece ti concedo un diritto che se non sei ricco non ti puoi permettere, ti ho solo preso in giro. Il diritto alla casa, al lavoro, alla mobilità individuale, alle ferie, alla salute, all'istruzione, alla cultura, alla felicità e ai "beni comuni", ci sono stati strappati pian pianino e i nostri nipoti non sapranno mai che qualcuno li ha mai avuti. In cambio, ci danno il diritto di toglierci dalle palle quando vogliamo, e ci forniscono esempi illustri da seguire.

Mentre scrivevo questo post, manco a farlo a posta, è giunto un esempio di approccio alla stessa questione diametralmente opposto: Ornella Vanoni la morte la temeva probabilmente come tutti noi, dentro di se, ma non le ha mai dato la soddisfazione di rinunciare al suo approccio ironico e superiore. Per ora, mi fornisce il titolo a questo post, ma presto le dedicherò uno speciale radiocixd che è tanto che non ne faccio uno, con una antologia delle sue interpretazioni più significative. Ora però vi lascio con due brani di uno che con la Vanoni ci ha duettato dentro nei dischi almeno un paio di volte, che ha scritto sulla morte almeno un paio di canzoni memorabili. Nella prima, esplicitamente bergmaniana, si confessa a cosa si possa arrivare per un solo giorno in più, nella seconda, si arriva al nocciolo di un appuntamento che è l'unico a cui davvero tocca presentarsi da soli.

domenica 16 novembre 2025

BIMASTER

Non uso fare post così, ma stavolta è proprio il caso di ripescare la didascalia di alcune barzellette della settimana enigmistica, quelle che fanno ridere...

SENZA PAROLE



sabato 8 novembre 2025

SPIRAGLI?

Riconoscere a Trump di stare spaiando lo scenario geopolitico internazionale rendendo possibile l'apertura di spiragli in questioni che sembravano chiuse, non significa né essere trumpiani né tantomeno perdere il diritto di criticarne le iniziative. Ad esempio, quelle pessime in Nicaragua, che pure a guardar bene indirettamente danno ragione a Putin, della serie "a ciascuno il suo giardino di casa". Detta in piano, siamo perfettamente liberi di criticare Trump per il Nicaragua, anche se pensiamo che purtroppo sia uno dei pochi ad inquadrare correttamente la questione Ucraina (magari per comodo, ma va bene lo stesso).

Lo dice meglio Agamben in questo post del 2024, io siccome so che siete pigri tento qui un riassunto:

  • l'Ucraina è indipendente solo dal 1990, prima era solo una provincia dell'impero russo prima e uno Stato dell'URSS dopo, entità all'interno delle quali era indifferente quali fossero i confini, tanto che non si contano letterati e intellettuali che si consideravano russi e tali venivano e vengono considerati, nati in Ucraina;
  • se la sua indipendenza fosse maturata da un processo meno traumatico del crollo sovietico, ricordiamo pilotato da occidente con la complicità prezzolata di Eltsin e soci, dai suoi confini sarebbero rimaste fuori le regioni in ballo nel conflitto odierno;
  • queste ultime sono state oggetto di attacchi e discriminazioni da quando un colpo di Stato ha rovesciato il legittimo governo filorusso, nel 2014: chi lo dimentica e parla di aggressione russa del 2022 commette un grave errore che impedisce la ricerca di una pace;
  • quest'ultima quindi comporta la cessione alla Russia delle regioni che chiede per fermare la guerra (una guerra peraltro appositamente non distruttiva come potrebbe essere eccome, basta confrontare con Gaza per capire) chi non lo comprende è lui l'ostacolo alla pace.

Ora, finché queste cose dimostra di capirle solo Trump, è un problema in più per l'Europa. Per questa ragione, la notizia di oggi, che mi ha indotto a titolare questo post come ho fatto, è particolarmente rincuorante. Pare stia emergendo, infatti, un centro di aggregazione in seno all'Europa "altro" rispetto all'ortodossia che ci porta all'Eurosuicidio: Cechia, Slovacchia e Ungheria hanno infatti costituito un "blocco scettico" rispetto alle tre tematiche portanti: la questione Ucraina, appunto, le politiche "green" e la sovranità dei singoli Stati dell'Unione. Leggete qui: si dovesse allargare, sarebbe forse l'alba di una nuova era. Se lo spiraglio si chiude, invece, è di nuovo buio fitto, e poveri noi.

domenica 2 novembre 2025

A CONTI FATTI

Lo vogliamo per sempre così...
La Corte dei Conti ha "bloccato" il Ponte sullo Stretto. Le virgolette sono perché il parere non è vincolante per il governo, ma i rilievi sono concreti ed è difficile che questo abbia la forza politica per ignorarli bellamente. Il wishful thinking è che questo ennesimo stop sia finalmente quello definitivo, ma la torta è talmente grossa che difficilmente i felloni non cercheranno e magari troveranno un'altra strada per cercare di papparsela.

E' perciò utile, anche se l'argomento è uno dei più trattati di questo blog (basta seguire il tag), ricapitolare ancora una volta quali sono tutte le ragioni per cui il Ponte non può e non deve essere fatto, anche perché negli ultimi tempi, grazie anche alla sponsorship governativa (specie di uno a cui del sud non gliene è mai fregato niente, peraltro), gli argomenti a favore, per quanto fallaci, hanno trovato "buona" stampa facendo quindi breccia in una opinione pubblica sempre meno avvezza al pensiero critico.

  1. Fattibilità. Il ponte a campata unica più lungo mai costruito ha una campata lunga la metà di questo progetto. Il doppio più lungo non significa il doppio più difficile, magari: qui parliamo di un fattore difficilmente calcolabile. E certo che i progettisti dicono che si può fare, erano ingegneri, erano scienziati, anche Morandi e quelli del Vajont: non deve decidere chi è interessato. E chi deve decidere deve essere "marcato a uomo" per non essere corrotto.
  2. Terremoti. La resistenza al sisma del progetto attuale è di 7.1 gradi Richter. Ridicola. Nessuno può dire con esattezza quale fu la magnitudo del "big one" del 1908, e quale sarà quella del prossimo. Ma se fosse 7.2 non sarebbe lo zero virgola uno più forte, la scala è logaritmica, si parla di moltiplicare a ogni decimale, un 7.8 sarebbe UNDICI volte più forte del 7.1 per cui il progetto sarebbe tarato. Tutto ciò significa che è praticamente certo che, ammesso che riescano a ultimarlo, al prossimo grande terremoto, in una zona in cui ce n'è uno ogni secolo o due al massimo quindi ci siamo quasi, andrà in macerie (e se anche fosse l'unica struttura a resistere, come si vanta lo stesso Salvini, in assenza di interventi sul patrimonio abitativo dell'area dello Stretto, resterebbe a collegare due cumuli di macerie).
  3. Vento. Ma se un grande terremoto possiamo essere certi che arriverà ma non quando, i venti su quel tratto di mare, a decine di metri di altezza, sono la regola per moltissimi giorni all'anno. Un grattacielo, cioè un oggetto massiccio ancorato a terra e alto centinaia di metri, in cima deve oscillare di metri e metri per non crollare. Il Ponte, una struttura esile coi punti di ancoraggio lontani chilometri, per non crollare deve oscillare tanto da costringere a chiuderlo al transito in ogni giorno di vento. Immaginando che non ci siano più i traghetti, chi deve passare sta fermo agli imbocchi.
  4. Traffico. Si ma chi è che ci deve passare? Per giustificare la costruzione, si ricorre a previsioni di traffico vecchie di venti anni (lo stesso trucco della Torino-Lione), che la stessa CdC ha giudicato irrealistiche visti i tempi. Ma anche fossero giuste, la domanda è: ha senso nel 2025 realizzare una infrastruttura che sposterà ulteriormente i trasporti su gomma (mentre è in corso un'azione concentrica per farci abbandonare le auto, peraltro) da e verso un'isola che logica e ambientalismo vorrebbe fosse invece essere rifornita esclusivamente via mare, semmai investendo su porti commerciali e infrastrutture di trasporto interno?
  5. Tempi e costi di traghettamento. Si parla di un pedaggio di 10 euro a vettura e 20 a mezzo pesante. Ammesso che sia vero, e che si trovi il modo di non creare code agli imbocchi (salvo il vento, rivedi punto 3) risparmiando del tempo, visto che il tempo è denaro e che le code agli imbarchi attualmente si registrano solo per alcuni giorni all'anno (meno di dieci) quanto risparmierebbero gli utenti (escludendo pendolari reggini e messinesi, che se glieli lasciano continueranno a preferire gli aliscafi a 40 chilometri di strada) non ferroviari? 
  6. Treni. Unici mezzi che trarrebbero vantaggio dal ponte, su cui passerebbero dritto anziché fermarsi per essere "smontati" e traghettati. Peccato che anche calcolando, a voler essere generosi, in un'ora o due questo risparmio di tempo, esso deve essere parametrato a lunghe percorrenze col "continente" che includono le ottocentesche tratte siciliane e la tratta Reggio/Salerno per cui è stata appena riesclusa (viene fatto ricorrentemente, ad ogni tentativo di riproporla, perché l'orografia non perdona e costringe a costi altissimi) l'Alta Velocità: un conto è risparmiare un'ora su due, un conto una su dieci, o no? Quanto si accorcerebbero i tempi se si intervenisse sulle tratte a terra? A spanne, molto di più e spendendo molti meno soldi.
  7. Tempi e costi di costruzione finali. C'è mai stata una "grande opera" per cui in Italia alla fine si è speso quanto si era detto e ci si è messi il tempo che si era detto? E perché mai dovremmo credere che in questo caso si sfuggirebbe alla regola della moltiplicazione? Infatti, uno dei rilievi della Corte riguarda proprio la levitazione delle cifre rispetto al progetto in fieri, che non dimentichiamo è di vent'anni fa. E Salvini ha la faccia tosta di parlare di "natura politica" dei rilievi.
  8. Garantito duecento anni!!!! Un'opera che costa quanto una mega-manovra fiscale, e i suoi alfieri si vantano di garantirne una tenuta che magari a loro sembra lunga, a confronto delle loro miserevoli vite, ma che invece andrebbe paragonata non al ponte Morandi ma a ponte Milvio. E la garanzia peraltro è a patto di costi di manutenzione il cui calcolo approssimativo è appunto un altro dei rilievi della magistratura contabile (cosa non si fa, pur di falsare il bilancio costi/benefici!).
  9. Moltiplicatore?  La mistificazione maggiore è il ricatto morale che viene perpetrato ai danni di popolazioni storicamente tagliate fuori da investimenti produttivi (che non convengano a corrotti e corruttori): "retrogradi, osate essere contrari a una pioggia di miliardi che non può non avere enormi effetti moltiplicativi e ricadute sul territorio!" Bugia! Perché agisca, il moltiplicatore keynesiano, occorrono investimenti che insistono, sul territorio dove vengono fatti: piccole opere pubbliche a deficit che diano lavoro stabile a gente del posto o che vi si trasferisce, spendendo i guadagni sul posto e così via fino a che le maggiori entrate fiscali derivate dal maggior reddito non annullino il deficit iniziale. Un circolo virtuoso in cui una megaopera del genere per sua natura non farà sfociare che i rigagnoli, la quasi totalità del flusso ripartendosi tra general contractor, vari livelli di subappaltatori, grandi e piccoli corrotti e corruttori, e maestranze in massima parte straniere che manderanno a casa quasi tutti gli introiti e andranno via appena finito. In altri termini, se gli stessi soldi di questa unica opera gigantesca venissero ripartiti in cento iniziative sul territorio, ci sarebbe si un effetto moltiplicatore enorme; dal ponte, quasi nulla.
  10. Investimenti alternativi. Ferrovie locali, strade, porti, rete idrica, edilizia scolastica, ospedali (basterebbe la riapertura e riqualificazione dei tanti chiusi negli ultimi decenni), salvaguardia idrogeologica di zone a rischio, messa in sicurezza di coste e argini, incentivi diretti alla ristrutturazione edilizia privata (no superbonus in saccoccia alle banche e ai furbi) anche in chiave antisismica, e mi scordo di sicuro qualcosa. In tutta la Calabria, la Sicilia, e perché no il resto del Sud e isole. Con effetti moltiplicatori di molto moltiplicati, ripeto. E resterebbero soldi, rispetto a questo spreco.
  11. Mafia. L'ho lasciata per ultima non per importanza, ma perché è il fattore assieme più indiscusso e meno definibile. Di certo, è quasi impossibile tenerla lontana da pozzi senza fondo come questo. Ma il fatto che sia sul proprio territorio è solo una secondaria facilitazione: la cosa vale per qualsiasi "grande opera" ovunque si faccia. E si, vale anche per le opere più piccole, ma quelle attraggono pesci più piccoli, ed è più facile controllare che vengano ultimate senza eccessive ruberie. Sulla TAV, le privatizzazioni e le megaopere in genere, come diceva Pasolini, io non ho le prove ma so.
  12. Impatto ambientale. Consideriamola un post-scriptum, anche se è una delle carenze più pesanti rilevate dalla Corte. Per chi ama quel territorio, magari perché ci è nato, non è facile digerire lo scempio di due pilastri alti centinaia di metri e larghi decine, poggiati su colline vere o artificiali che siano, più decine di chilometri di raccordi stradali e ferroviari poggiati su altri pilastri non giganteschi ma numerosi, perché l'altezza del ponte (che dovrebbe essere sufficiente al transito delle mega navi, per non fare chiudere il porto di Gioia Tauro) è tale che con le rampe bisogna partire da lontano, coi treni da lontanissimo. Basta questo a chiudere la questione, i dettagli sono tanti ma sono in aggiunta. Tutto questo se lo finiscono e se resta in piedi. Perché visti i punti precedenti la cosa altamente più probabile è che vedremo per decenni un cantiere aperto e poi per secoli i resti di un cantiere chiuso di un qualcosa di mai ultimato o peggio ancora i ruderi di un qualcosa di ultimato e crollato per una delle ragioni di cui sopra, dai terremoti al vento allo scadere dei due secoli di garanzia. Un impatto ambientale colossale, uno scenario che si spera almeno sia da monito all'umanità, ammesso che questa si faccia davvero ammonire da qualcosa a non ripetere i propri errori.

Voglio chiudere con un ricordo personale, perché questo in fondo è un diario e perché spesso l'ultima parola in questioni serie la ottiene la risata. L'ironia, la satira, possono sgretolare il Potere, anzi spesso sono le sole forze a riuscirci o almeno a incrinarlo.

Mio papà Pepè fu protagonista, nel suo piccolo, dell'epopea delle radio libere negli anni 70. Certo, a Reggio Calabria, anzi nella frazione di Gallina, non a Bologna Roma o Milano, ma basta accontentarsi. Io gli andai a rimorchio, e ancora oggi mi vanto di avere nel curriculum di essere stato DJ, anzi come si diceva di avere "trasmesso in radio", dal 1979 al 1984. Ma nel 1976, ero piccolo, mio padre prese a telefonare a Radio Gallina Sound interpretando in diretta una serie di personaggi, figli credo come ancora oggi tanti di Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni ma suoi originali, che gli valsero l'invito a passare dall'altra parte del bancone del mixer (vi sarebbe rimasto per vent'anni). Me ne ricordo bene due, vi giuro esilaranti: Gustavo, un omosessuale appassionato di culinaria col pallino per il pescestocco, e il professore Paolo Missineo, un saccente pieno di prosopopea che chiosava ogni suo intervento, di qualunque argomento si fosse parlato, col suo tormentone: "il ponte sullo stretto sarà fatto!". E raccontava che per sponsorizzarlo si faceva ogni giorno lo Stretto a nuoto andata e ritorno da Cannitello a Ganzirri.

Pontisti, pontofili: una risata vi seppellirà.

sabato 25 ottobre 2025

LO SPORT DEL DIAVOLO

Non so chi abbia definito per primo il tennis come "lo sport del diavolo", ma la definizione piace ad Adriano Panatta tanto che la cita ricorrentemente, e io che ho iniziato a giocare per emulare lui (e tra l'altro l'aspetto migliore del fenomeno Sinner è la torma di ragazzini che ha preso ad invadere i circoli di tennis per la stessa ragione) non posso non farla mia, visto che i suoi commenti tennistici e sportivi in generale mi trovano quasi sempre d'accordo.

La ragione principale per cui la definizione è calzante risiede nel sistema di punteggio. Ce ne sono altre, ma sono comuni ad altri sport individuali "di situazione", come la boxe o la scherma, in cui l'azione è un continuo e veloce miscelarsi di azioni fisiche e pensiero (fin qui come molti altri sport) che però deve adattarsi di continuo e rapidamente alla risposta di un altro che usa lo stesso mix per batterti. Non corri contro un cronometro, non devi centrare un bersaglio, lanciare qualcosa più lontano o resistere in qualcosa a lungo e facendo prima di altri, eccetera eccetera, no: devi "fare punti" contro un altro che deve "fare punti" contro di te, nessuna azione è uguale all'altra, la situazione è in continuo cambiamento, ed è solo tua la responsabilità della lunga serie di scelte giuste o sbagliate che prendi durante un incontro. Gli sport a squadre hanno altri pregi, e anzi anche tutti gli altri tipi di sport hanno ciascuno il suo, non sto facendo a chi ce l'ha più lungo. Ma gli sport "a duello" hanno questo pregio, ed il tennis lo è. Poi però c'è il punteggio.

Ho visto in TV una partita in cui una professionista vinceva 6-0 5-0 e match point, e poi ha perso la partita. E non è che si è fatta male, no. E' che il sistema di punteggio, che non si sa nemmeno bene chi e quando lo abbia introdotto (gli antenati del tennis sono antichissimi, dalla pallacorda indietro, ma il punteggio a 15 potrebbe essere conseguente all'invenzione degli orologi a quadrante), è congegnato in modo che tu non sia mai sicuro di aver vinto finché non hai vinto l'ultimo punto. In altri sport non è così: a pallone se sei 4 a 0 avanti e mancano pochi minuti hai vinto, a basket già è più incerto ma fino a un certo punto (se sei avanti di venti, man mano che si avvicina la fine puoi far giocare i ragazzini), a boxe se sei nettamente sotto ai punti puoi solo sperare di mettere KO il tuo avversario ed è già qualcosa, perché a scherma invece devi rimontare non puoi infilzarlo. A tennis invece... Roger Federer a fine carriera ebbe a dichiarare: "Ho vinto quasi l'80% delle partite di singolare... Ma ho vinto solo il 54% dei punti.". E stiamo parlando di uno dei giocatori più vincenti di ogni tempo, per altri grandi campioni si può dire che i punti vinti restino attorno alla metà, mentre le partite vinte non sono quante Federer ma sempre molte di più della metà. E tutto ciò grazie al fatto che i "quindici" non sono tutti uguali, conta vincere quelli che contano. Infatti, spesso nelle statistiche di fine partita mostrano anche il totale dei punti vinti, e nelle partite combattute molto spesso capita che chi ha vinto il match non sia quello che ha vinto più punti. Faccio un esempio non estremo (che si può capire: se vinco 0-6 7-6 7-6 ho vinto due tiebreak ma solo 12 game su 18, quindi facile che ho fatto meno punti): ho vinto 6-4 6-4, ma i miei game li ho vinti sempre con due vantaggi (quindi 6 punti a 4) e quelli che ho perso li ho persi sempre a zero; come minimo, il mio avversario ha perso facendo 80 punti, mentre io ho vinto essendomi fermato a 72. Non so voi, ma io la vedo come una efficacissima metafora della vita, una cosa che apprenderla sul campo mentre ragazzino ti confronti impietosamente con te stesso prima che coi tuoi avversari non può che far bene.

Sinner dunque sta facendo un grande servizio ai ragazzi italiani. E lo fa anche se ogni tanto salta una convocazione in Davis. Chi ne approfitta per fare polemiche, come l'ineffabile Vespa, dimentica che il paragone non va fatto con le "mezze pippe" per cui la convocazione in nazionale è il massimo della vita, ma coi grandissimi della storia del tennis, cui il nostro roscio appartiene di diritto; ebbene, Federer su 45 convocazioni ha risposto si in 27 occasioni (vincendo peraltro il trofeo solo una volta) e no in 18, Djokovic sta solo un filo più su (37 si e 20 no) e Nadal molto dietro (24 si e 32 no). Sinner, se ancora non cambia idea, è solo al suo secondo no, di una serie lunga si spera quanto quella di titoli slam e settimane al numero uno, i conti li faremo alla fine. Queste semplici considerazioni razionali non impediscono al tifoso di essere deluso e magari sperare in un dietrofront. Magari dettato dalla semplice considerazione razionale che uno sforzo di una settimana in più stavolta non è richiesto quando dopo hai altri tornei importanti, ma esattamente prima delle ferie, che per carità anche vista la giovane nuova fidanzata è pure comprensibile volersele godere un minimo prima di iniziare la preparazione per la nuova lunga stagione, ma insomma non credo che la vittoria all'Australian open (e meno che meno nei tornei successivi) dipenda da qualche giorno di differenza nell'inizio dello "stacco". Diciamo così, ancora con Panatta: io tutto sommato uno sforzo lo avrei fatto.

Ma torniamo a noi. C'è almeno un altro senso per cui vale accostare questo sport a Belszebù, e ha a che fare col dottor Faust. Il tennis, infatti, a differenza di altri sport, si può praticare fino ad età avanzata, come sa bene chi ha continuato a frequentare i circoli nei decenni tra l'era Adriano e l'era Yannik, o ci si affaccia di mattina, gustandosi lo spettacolo di fieri vegliardi che si sfidano e sfottono in doppietti improbabili. Ora, nella mia testa ogni tanto lampeggia il desiderio che se proprio devo morire che sia dopo un punto fortunoso ottenuto con una volée in tuffo, e ancora sono solo un ultrasessantenne (ho conosciuto e conosco molti over 70 80 e oltre che ancora giocano): non so se capita anche ad altri, ma suppongo di si. La vecchiaia, come spiega il grande Massimo Fini in questo articolo, è un pessimo affare, ma avere la fortuna di poterla trascorrere su un campo da tennis la rende meno dura. E più invecchio più capisco mia madre, il cui tennis si chiamava "campagna", che ha continuato a zappare la terra irrigarla seminarla e coglierne i frutti fino a oltre 85 anni, e ha iniziato a morire solo quando un incidente le ha tolto la condizione fisica minima necessaria a poter proseguire.

sabato 18 ottobre 2025

RICORDO CHE LA MONETA...

Come ricorda bene Agamben, il filosofo che durante la psyop Covid fu tra le poche voci dissonanti rispetto alla narrativa di regime, le parole memoria e moneta hanno etimologia comune, e ovviamente non per caso. Senza una sua moneta sovrana, uno Stato non è uno Stato, e infatti gli Stati dell'area Euro non avendo più una loro moneta non possono attuare una loro politica economica e fiscale autonoma nemmeno nell'eventuale presenza di un mandato forte e inequivocabile dell'elettorato (leggi: negli Stati che hanno adottato l'Euro è inutile votare, la democrazia non è nemmeno più un simulacro), e l'Unione Europea avendo una sua moneta ma non essendo questa una moneta sovrana (l'Euro è solo una unità di conto in mano alle élite bancarie, non c'è nessuna autorità politica democratica a poterla manovrare) non è ancora uno Stato e mai lo sarà. Anche perché senza una sua memoria una Nazione non è una Nazione, ed era sul concetto di "nazione europea" (che includeva il mantenimento blindato del modello politico-economico della socialdemocrazia) che bisognava semmai edificare l'Unione, non su fondamenta monetarie che da un lato sono intrinsecamente fragili, e dall'altro hanno contribuito proprio alla demolizione di quella memoria nazionale che è una delle cause dello sfacelo del vecchio continente.

Che l'UE fosse ben altro di quanto dichiarava di essere, e cioè esattamente un trojan horse che permetteva al globalismo turbocapitalista di distruggere il welfare-State attraverso essenzialmente una politica di redistribuzione a danno dei salari e segnatamente a danno di alcuni Paesi e a vantaggio di altri, è oramai dimostrato al limone agli occhi di chi vuol vedere. La grafica in immagine è decisamente eloquente, con numeri e colori che mostrano cosa ha fatto l'Unione (o dovremmo dire la Disunione) negli ultimi 30 anni: lasciare al palo i "mediterranei" a favore del centro/nord e soprattutto est Europa. Nel periodo, infatti, i salari reali, cioè tarata l'inflazione, mentre in Spagna Grecia e soprattutto Italia sono rimasti al palo, sono da raddoppiati a triplicati nei Paesi ex sovietici. Ma se ciò può essere  giustificato dai bassi livelli di partenza, gli aumenti netti dell'Europa centrale e ancora maggiori in Nord Europa possono spiegarsi solo in due modi: per chi non ha adottato l'Euro, da questa saggia decisione, e per chi lo ha fatto (e magari lo "dirige") dalla semplice constatazione che, ben lungi dall'essere uno strumento neutro, esso nasce e cresce come un'arma nelle mani di alcuni per danneggiare altri. Come peraltro è dimostrato ulteriormente da tutte o quasi le sue politiche (da ultima, quella sul "pane", in cronaca).

Chi volesse approfondire, potrebbe andarsi a rileggere questo mio vecchio (è del 2011, la tragica parabola dei cinquestelle non era nemmeno iniziata) post didascalico, a tratti ingenuo ma ancora piuttosto utile a comprendere cos'è sta moneta e come funziona, oppure questo articolo di Blondet sulla cosiddetta "moneta-debito" che è solo uno dei tipi possibili di moneta eppure viene raccontata come fosse l'unico, e sempre col tono di chi da le cose per scontate. Oppure ancora riandarsi a leggere come Cossiga definiva Draghi in diretta televisiva nel lontano 2008, cosa che fa capire molto di tutti i retroscena del delitto. Come, quale delitto? La distruzione della democrazia in Europa occidentale a favore di un "vincolo esterno" che in quanto tale ha creato i presupposti perché il nuovo totalitarismo si affermasse, come tutti i totalitarismi, col consenso popolare.

sabato 11 ottobre 2025

PACE UN CORNO

Non è una ricostruzione di AI, è un fotogramma di un
avvenimento reale, nel 2014 a Piazza San Pietro...
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante

Fabrizio De Andrè

L'aver imbottito il prosciutto costituito dalla elementare considerazione (qui Blondet) dell'inutilità e anzi controproducenza dei blocchi stradali dei manifestanti proPal tra due fette di pane, una messa in piano che più esplicita non si può nella questione israelo-palestinese inquadrata come colonialismo (sentire Roger Waters) e una condanna netta del piano neocolonialista cosiddetto di pace, non mi ha messo a riparo dalle critiche (la peggiore, di essere voce della maggioranza benpensante: quasi nessun'altra offesa mi ferisce di più) di chi ha voluto guardare solo alla farcitura.

Per sgombrare il campo agli equivoci, e sperando che non si ripetano episodi come quello che ho stigmatizzato io, non riuscendo a ridire ancora meglio la prima fetta, ho deciso di ospitare un altro articolo di Pasbas che mi aiuta a specificare meglio la seconda (mi autocito, la "ignobile soluzione 'di pace' con [...] Trump e [...] Blair al timone [...] tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati").

Il pezzo, com'è facile constatare, è di qualche giorno fa. Nel frattempo, gli accordi sono stati firmati, e persino con qualche piccolo miglioramento (ad esempio, togliendo di mezzo quel bugiardo patentato di Tony Blair). Purtroppo, le criticità evidenziate da Pasquale, come avrete modo di rilevare leggendo, rimangono in buona parte in piedi. E chi c'era quando Rabin e Arafat presero il Nobel per accordi di pace infinitamente migliori di questi, e prima l'uno poi l'altro finirono assassinati (l'ebreo dai suoi) perché le cose potessero ricominciare come prima, sa che volendo si può pure essere contenti, ma con riserva...


Il piano di pace trumpiano

di Pasbas

I punti focali che indicano come il piano non dia alcun beneficio ai palestinesi (mio parere personale - va però affermato che la scelta finale è dei palestinesi e solo la loro):

  • p.to 3) indica la cessazione immediata del conflitto ed il ritiro dell'IDF da Gaza, per tale ritiro non è fissato alcun termine di tempo (mio commento: i sionisti decideranno in autonomia se e quando).
  • p.to 6) Hamas dovrà deporre le armi (i sionisti ovviamente no) e gli sarà concessa l'amnistia (da quale tribunale e per quale accusa?).
  • p.ti 7) e 8) all'accettazione dell'accordo saranno immediatamente forniti aiuti ai Gazaui e rimesse in funzione le infrastrutture distrutte (a spese di chi, sono definiti i danni di guerra inflitti dai sionisti?). Gli aiuti saranno gestiti da organizzazioni dell'ONU che devono essere indipendenti dalle parti in conflitto (l'unica organizzazione attiva dal 1948 e in grado di operare a Gaza è UNRWA definita dai sionisti collusa con Hamas, ergo gli sarà consentito di tornare ad operare?).
  • p.to 9) Gaza avrà (nessun termine di tempo definito) un governo apolitico e tecnocratico supervisionato dal premio Nobel Trump e dal laburista pacifista Blair, già benefattore e promotore degli aiuti esplosivi forniti dal cielo all'Iraq, condannato in GB per le sue bugie. La chicca finale: una volta riformata la AP essa potrà governare Gaza col beneplacito coloniale (persero nel 2006 clamorosamente le elezioni nei confronti di Hamas).
  • p.to 12) qui la bugia, il cinismo e l'ipocrisia raggiungono vette dolomitiche: nessuno sarà costretto ad abbandonare Gaza, chiunque vada via avrà diritto al ritorno (falso dal 1947 in avanti), i Gazaui saranno "incoraggiati a restare" (in un luogo con 50 milioni di tonnellate di macerie e materiali altamente tossici, esplosivi, amianto, prodotti chimici rovesciati dai sionisti sulla Striscia, falde acquifere inquinate).
  • p.to 13) I gruppi della Resistenza Palestinese non avranno alcun ruolo nel governo di Gaza (l'entità sionista, gli USA e la GB si), ogni tipo di arma e di dispositivo terroristico dovrà essere distrutto insieme con i tunnel e le fabbriche di armi sotterranee. Il processo di smilitarizzazione di Gaza sarà supervisionato da non meglio specificati organismi indipendenti.
  • p.to 16) l'entità sionista non occuperà né annetterà Gaza, IDF si ritirerà da Gaza (nessun riferimento a quando, come e fin dove, le fasce definite sono tre). IDF trasferirà il controllo della Striscia ad una forza internazionale di pace (ISF).

P.S. - La decisione se trattare su questi punti ed eventualmente accettare la proposta spetta ovviamente in modo esclusivo ai Gazaui, i miei sono solo dei commenti personali basati sulle notizie che sono riuscito a reperire durante questi due anni di genocidio.

domenica 5 ottobre 2025

CUI PRODEST

Mezz'ora fermi solo a questo incrocio, se mi credete...
Ho in canna un pezzo sulla moneta, ma siccome questo è un diario on-line e mi è successa una cosa, che peraltro ci azzecca con la cronaca e con lo scorso post, ve la racconto e vi invito a una riflessione.

Posso farlo, perché in questo stesso sito ci sono infinite testimonianze in ormai diciassette anni di quale sia la mia posizione riguardo alla questione palestinese; per chi ha voglia di approfondire ci sono i tag Israele e Palestina, per gli altri la riassumo così: per me il diritto di esistere di Israele è poco più di una pecetta ideologica appiccicata sopra l'esigenza dell'Occidente di mantenere un presidio coloniale in una regione cruciale finché dura la civiltà del petrolio, altrimenti se proprio glielo si doveva concedere (a risarcimento dell'Olocausto, questo dice la bugia ufficiale) doveva essere a patto di restarsene buoni buoni nei confini dei trattati, non succedendo la qual cosa doveva essere la comunità internazionale ad imporgliela e in mancanza ogni iniziativa palestinese è da considerarsi Resistenza e non Terrorismo. Non credo si possa essere più espliciti.

Chi vive a Roma considera normale, quasi un prezzo da pagare per il privilegio di essere cittadino della Città eterna, immolare un paio d'ore in media al giorno della propria esistenza per raggiungere il luogo di lavoro e tornare a casa. Se lo "smart" working rispettasse la sua etichetta renziana (quindi accattivante ma menzognera, tra un po' l'aggettivo entra nel dizionario) sarebbe stata una cosa "intelligente" che tutti i datori di lavoro avessero disposto, in vista di un blocco delle strade, la sua adozione in tutti i casi in cui la cosa era praticamente possibile. Invece venerdì scorso nemmeno uscire dall'ufficio in permesso (cioè a proprie spese) alle 15.30 poteva salvare dai guai temuti. Io, che conosco la città come le mie tasche e trovo sempre una scorciatoia per risparmiare tempo, uscendo a quell'ora sono tornato a casa alle sette, e sono uno di quelli a cui è andata meglio: a Roma, se blocchi la tangenziale est, blocchi subito tutto il quadrante e pian piano tutta la città. Perché ad ogni incrocio di una strada totalmente intasata con una che ancora scorre c'è un deficiente come quello in immagine che si piazza in mezzo e intasa la strada che scorreva, eccetera eccetera.

Con questo non voglio lamentare una violenza subita, anche se tale é stata e da decine di migliaia di persone tutte assieme e questo come giustificazione basterebbe. No, voglio sottoporvi una riflessione. Se uno protesta un po' di fastidio lo deve dare se no che protesta sarebbe. Ai miei tempi, ogni scusa era buona per fare sciopero e non entrare al liceo, intasando la prospiciente via Possidonea per la gioia degli automobilisti in transito. Ma noi avevamo uno scopo: fare "filone". E infatti dopo un po' sciamavamo ciascuno verso la propria occupazione alternativa (la mia erano interminabili tornei di ping pong all'Orchidea). Seriamente, i ferrovieri che fanno sciopero bloccando il traffico dei treni hanno uno scopo: mostrare agli utenti imbufaliti la loro importanza e il fatto che sono stati costretti a protestare per fare ascoltare le loro istanze. Idem per qualsiasi altro servizio, e tu utente danneggiato sei indotto a una riflessione, a metterti in qualche modo nei panni degli scioperanti, perché un giorno potrebbe toccare a te dover fare come loro e vorresti che i tuoi utenti ti capissero. Il diritto di sciopero è una cosa seria, e toccarlo al di fuori di leggi rigorose è sempre una operazione discutibile, anche quando non la compie Salvini pensate un po'.

Ma uno sciopero pro-Pal somiglia più agli scioperi nostri a scuola che a quelli legittimi delle categorie danneggiate e inascoltate. Quale sarà il suo scopo indiretto, visto che direttamente ai palestinesi gli rimbalza? Forse, tentare una trasfusione di consensi all'esangue centrosinistra, per una volta che ha un buon pretesto per dare fastidio al governo di centrodestra? Può darsi, e sarebbe ancora un tentativo legittimo per quanto inutile: col centrosinistra al governo non finirebbe l'ambiguità di coniugare lo storico sostegno alla causa palestinese con l'altrettanto storica retorica filoebraica (ma la Segre sta bene? com'è che non la intervistano più?), così come non è finita col centrodestra (ma i fasci non erano filopalestinesi? che ci fanno pappa e ciccia con Israele e i suoi mandanti americani?). Può darsi, ma il blocco stradale che c'entra?

Secondo voi, ve la butto lì una domanda, c'è stato uno, uno solo, dei romani bloccati per ore nel traffico (e idem per i guai nelle altre città a cominciare da Milano), con la giornata rovinata sia che fosse tempo libero che lavoro, che facendo uno sforzo ha potuto comprendere le ragioni dei manifestanti? uno solo, conquistato alla causa palestinese?

Al massimo, è aumentato il consenso alla ignobile soluzione "di pace" con Donald Trump e Tony "lui è peggio di me" Blair al timone, che tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati. Bella mossa, pro-Pal dei miei...

domenica 28 settembre 2025

MA TU L'HAI FATTO LO SCIOPERO?

Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scelta non è dettata dall'importanza. Voglio dire, il fatto che non parli tutti i giorni di Palestina non significa che invece tutti i giorni io non ci pensi, non mi girino i cabbasisi ogni volta che ascolto un telegiornale, e non sia continuamente e fermamente indignato dal massacro quotidiano. Solo, per parlarne devo avere qualcosa di personale o interessante da aggiungere, altrimenti un blog sarebbe solo un inutile altoparlante dell'ego, e per questo ci sono già i social (che infatti non frequento, fatta eccezione per FB che però uso solo per veicolare i link dei nuovi post sul blog, e poco altro).

Per l'interessante ci ha pensato Pasbas, da cui ricevo e volentieri pubblico l'articolo che segue, come sempre puntuale e rigoroso. Per il personale aggiungo un episodio, che peraltro è congruo con un passaggio dell'articolo di Pasquale: no, non ho partecipato allo sciopero generale pro-Pal, e a domanda ho risposto perché. Gli è che trovo, ormai, che il valore di queste manifestazioni sia quasi esclusivamente autoreferenziale e consolatorio. Della serie: "ho partecipato, sono un vero attivista di sinistra, sto a posto così". Invece Pas propone cose più concrete, come il sostegno ai portuali e il boicottaggio diretto e mirato (qui una guida de l'Indipendente, qui un articolo de Il fatto alimentare), anche se nulla sarebbe più utile dell'esercizio della leva elettorale democratica, peccato che non ci sia all'orizzonte uno schieramento che prometta credibilmente (qui un bel test di Lameduck) di eseguire un tale mandato specie disobbedendo all'UE se (com'è probabile) servisse. In questo contesto, risulta una presa in giro persino il riconoscimento dello Stato palestinese, e la cartina qui sopra è utile a capire perché, la formula "due popoli due Stati" non rappresenti più, dopo decenni di colonizzazioni ulteriori, un'alternativa praticabile. Infatti, è ora di iniziare a pensare a Israele come al Sudafrica, ai sionisti come ai bianchi colonizzatori, ai palestinesi come ai neri schiavizzati e ghettizzati, e a un Mandela che emerga (e guidi un Paese riconciliato sulla base del principio "una testa un voto", senza distinzioni di razza o religione - qui Moni Ovadia) come unico orizzonte, per quanto oggi possa sembrare utopico, che risolverebbe le cose.

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F35 - Sumud flotilla - Manifestazioni pro Palestina 

di Pasbas

Continuo a seguire giornalmente da due anni l'evolvere della situazione nell'Ovest Asia per cercare dei punti fermi su cui basare una analisi almeno parzialmente corretta e credibile. Come per chiunque, opinion leader o semplici osservatori come me, le informazioni su cui lavorare sono poche, arrivano spesso dopo diversi passaggi e sono difficilmente verificabili. L'unico modo che ho trovato almeno parzialmente efficace è quello di incrociare tra loro fonti che hanno referenti diretti sul campo e che ho riscontrato riportare notizie, confronti, analisi e dibattiti tra persone di alta levatura e riconosciute a livello internazionale per competenza e serietà (prof. Marandi, prof. Mersheimer, Jeffrey Scott ex CIA, Laith Marouf giornalista libanese, prof. Ilan Pappè e tanti altri). Ho ovviamente evitato, come si evita la peste bubbonica, qualsiasi fonte che riporti le veline governative del cosiddetto mondo civile e democratico.

Finito il "pippone introduttivo" passo ad affrontare i temi accennati nel titolo, cercando di spiegare il nesso tra i diversi elementi:

  • F35. E' di un paio di giorni fa la notizia di una ennesima violazione dello spazio aereo di una nazione sovrana (Yemen) da parte dei criminali sionisti della IAF (Israeli Air Force). E fino a qui nulla di nuovo sotto il cielo; la novità e grossa però c'è e riguarda la fine infausta di questa ennesima violazione sionista del diritto internazionale: il jet è stato abbattuto dalla difesa aerea di Ansar Allah e con azione coordinata e estremamente rapida catturati i due piloti; piloti che con tutta probabilità, una volta localizzati da IAF, in ottemperanza alla famigerata "Hannibal Directive", sarebbero stati assassinati dalla stessa IAF per non farli cadere in mano nemica. Anche su questo Ansar Allah ha dimostrato di avere delle efficienti e preparate FFAA, capaci di anticipare le azioni della potenza imperiale e della loro mano armata sionista. Va ricordato che lo Yemen è sotto sanzioni pesantissime dal 2015, che ha subito un genocidio sistematico con bombardamenti continui che in sette anni hanno ucciso oltre 300 mila civili, il tutto sotto la criminale direzione dell'impero usraeliano e eseguita dai lacchè di Saudi Arabia e monarchie del Golfo, che hanno usato armamenti, aerei, cannoni e bombe fornite dall'impero. Nonostante questo, nonostante la povertà endemica resa estrema dagli embargo imperiali, nel panorama dell'Ovest Asia le FFAA di Ansar Allah sono riuscite a respingere due attacchi aerei usa, hanno fatto fuggire due portaerei che minacciavano le loro coste, hanno bloccato nello stretto di Ab El Mandeb diversi cargo diretti o provenienti dall'entità sionista. Insieme colle altre forze dell'Asse della Resistenza sono stati gli unici ad opporsi in modo sistematico al genocidio dei palestinesi attaccando gli obiettivi sensibili sionisti con droni e missili ipersonici "Palestine 2" sviluppati e realizzati localmente. La loro è davvero Resistenza armata fino alla liberazione dei popoli oppressi dall'impero, palestinesi in primis.
  • Global Sumud Flotilla. In un paio di mesi di duro ed encomiabile lavoro, gli organizzatori della coraggiosa iniziativa sono riusciti a formare una unità marittima di oltre 40 navigli provenienti da ogni parte del Mediterraneo. E' la prima volta che viene dispiegata una forza civile di pace di tale dimensione, questo anche grazie al supporto fattivo dei portuali europei. Un insieme di 16 paesi (Irlanda, Spagna e Slovenia per l'Europa) hanno firmato un accordo che intima ai sionisti di "non attaccare la flotilla e di non torcere un capello" agli attivisti a bordo delle barche. Qui mi sorge il primo interrogativo: in caso di abbordaggio piratesco dei sionisti questo gruppo di dichiarati difensori della Flotilla cosa vorrebbero fare? Organizzare una flotta multinazionale da mandare nel Mediterraneo per contrastare e/o combattere contro INF (Israeli Navy Force)? Oppure elevare una ennesima "vibrante protesta" in un'Assemblea ONU? C'è inoltre da considerare una singolare coincidenza, nello stesso periodo e nella stessa zona Egitto e Turchia hanno organizzato delle manovre militari congiunte tese a rafforzare le rispettive sicurezze nazionali sotto il profilo marittimo. Come si comporterebbero queste due flotte se dovessero intervenire in soccorso delle barche della Flotilla? Non ho ovviamente alcuna idea a riguardo, l'unica è aspettare lo svilupparsi degli eventi. Chi invece si è opposto con atti concreto e dal 2021 a fare attraccare le navi che trasportano armi, bulldozer e altro, allo stato sionista sono i portuali italiani ed europei. Respingendo queste navi tengono sotto pressione i loro governi complici del genocidio. Per ultimo ma non meno importante, sempre loro hanno preannunciato un blocco totale dei porti nel caso venisse attaccata la Flotilla. Visto però lo scenario e i precedenti anche recenti, mi chiedo che possibilità hanno gli attivisti di attraccare sulle coste di Gaza. Da ultimo mio fondamentale interrogativo, qual è il reale obiettivo della iniziativa, arrivare a Gaza o farsi respingere per testimoniare al mondo la ferocia sionista (lo sappiamo da oltre 100 anni)? Aprire un corridoio umanitario confrontandosi colle navi di INF? Richiedere l'intervento diretto dei 16 e magari anche degli stati nei quali le barche sono immatricolate?
  • Manifestazioni pro Palestina. Dopo quasi due anni di prese di posizione dei governi, accampamenti universitari, manifestazioni imponenti in tutto il mondo, repressione blanda o feroce dei militanti dei cinque continenti, dopo tutte queste energie messe in campo nulla si è mosso, non si è avanzati sulla strada della pace giusta neanche di un centimetro. Anzi gli "usasreliani" hanno massacrato il Libano, distrutta la Siria, attaccato l'Iran, bombardato più volte lo Yemen, intensificato il massacro dei Palestinesi sia a Gaza che nel W.B.; mi chiedo allora e chiedo a chi legge: se tutto quanto sopra detto è vero, qual è la funzione di questo genere di opposizione "non violenta"? Non intendo che non sia giusto manifestare, voglio dire che più che una questione ideale qui si tratta di salvare fisicamente un popolo da un feroce mostro a tre teste, USA-Israele-Europa.

Tento a questo punto di tirare le conclusioni di quello che ho prima trattato, eventi, riflessioni e dubbi compresi.

Si riscontrano livelli diversi di reazione al genocidio in corso che hanno effetti e obiettivi diversi. L'Asse della Resistenza ha scelto la strada del contrasto commerciale e militare allo strapotere di "usraele", bloccando navi, lanciando missili e droni, resistendo con armi progettate in loco ed autocostruite, con tunnel irraggiungibili e quant'altro a disposizione di popoli martoriati da decenni di violenze ed embargo perpetrate dall'Occidente democratico. Popoli che nonostante la ferocia genocida di cui sopra non cedono e rimangono attaccati alla propria terra con una determinazione incrollabile.

Dall'altra ci siamo noi, le nostre manifestazioni, i movimenti, le roboanti dichiarazioni, i riconoscimenti (l'italietta si dimostra però coerente fino in fondo non aderendo) ormai "postumi" dello stato palestinese, in una cornice di due Stati per due popoli, cosa assolutamente ridicola e non più realizzabile vista la pervasività degli insediamenti coloniali.

Anche qui però vedo degli spiragli tenuti aperti da lavoratori dei trasporti, soprattutto operai ma non solo, disposti a rischiare in prima persona pur di non consentire il transito di navi e aerei diretti allo stato sionista, che trasportano armi utilizzate per continuare l'azione genocidaria. Credo che oltre che un sostegno ad operazioni di sicuro successo da un punto di vista mediatico (Greta Thumberg docet) dovremmo sostenere quest'ultimo tipo di boicottaggio attivo, appoggiarlo con manifestazioni in loco coordinate con gli aeroportuali, finanziare la loro lotta, proteggerli da ritorsioni dei datori di lavoro e da repressioni poliziesche. Fare diventare inoltre di massa le attività di boicottaggio di BDF e non solo, andando davanti ai supermercati, ai mercati rionali e ad altre attività commerciali che vendono prodotti sionisti. Continuare la controinformazione per sbugiardare chi definisce le forze della Resistenza col termine "terroristi", rovesciandogli addosso tutto quello che i loro amici stanno facendo colla loro vigliacca copertura Internazionale. Parlare di Hamas, Jihad, Hezbollah, milizie irachene, siriani e iraniani spiegandone la storia, le motivazioni e la legittimità.

Per ultimo ma non meno importante dobbiamo partecipare al movimento popolare sì ma cercando di dargli una prospettiva politica di più lungo respiro, che gli consenta di continuare la sua azione fondamentale anche quando la carica emotiva e l'entusiasmo attuale saranno sostituiti alla devastante "assuefazione" a quanto di peggio vediamo accadere da noi e nel mondo.

La lotta ed il conflitto sono secondo me l'unica strada per sconfiggere il neocolonialismo imperialista.

giovedì 25 settembre 2025

87 ANNI DI BELLEZZA

No, non ho intenzione di violare la regola autoimpostami originariamente per questo blog che mi vieta di accodarmi al mainstream a meno che non abbia qualcosa dal taglio personale da aggiungere.

Perciò, per ricordare chi era e cosa ha fatto Claudia Cardinale, me la cavo con un link a un articolo che mi è sembrato sopra la media dei coccodrilli in cronaca.

Io invece ne parlo perché ogni volta che vedevo la Cardinale in TV, in una delle sue memorabili interpretazioni da giovane come in una delle sue sempre più rade apparizioni da vecchia, io non potevo fare a meno di pensare a mia madre. Che le somigliava, a tutte le età. E chissà, non avesse avuto un fratello geloso a portarla via di forza dal Lido comunale, avrebbe avuto tutta un'altra vita accettando la vittoria alle selezioni cittadine di Miss Italia. Con la non trascurabile ricaduta che io non starei qui ad affliggervi. E mo' che ci penso, anche la Cardinale ha avuto un fratello geloso, ma nella finzione: Ferribotte ne I soliti ignoti.

Si, le somigliava, a tutte le età, tenuto conto che stiamo parlando da un lato di un'attrice di (meritatissima) fama mondiale e dall'altro di una maestra d'asilo tenuta (fino praticamente alla stessa età) in vita dopo la pensione da una tenace passione per il lavoro agricolo. Le somigliava, e per dimostrarvelo ho dato fondo alle mie (scarsissime) capacità di photo editing realizzando (col materiale fornitomi da mia sorella Carmen) un collage simile a quello trovato sul web per la Cardinale.

Quindi anche stavolta mentre i telegiornali mostravano Claudia io ho pensato a Luisa, e ora ne approfitto vigliaccamente per mostrarvi le sue foto e, che mi trovo, anche una mia da piccolo (si, lo so, mi sono rovinato crescendo).

E per una volta questo pensiero è diventato pubblico, ad uso sia di tutti coloro che la conoscevano, che di tutti quegli altri cui ho fatto andare il pensiero alla loro, di mamma.


sabato 20 settembre 2025

NON UCCIDERE

Non credo in nessun dio, ma se ricordo ancora bene dopo oltre mezzo secolo alcuni precetti del catechismo, i comandamenti non erano formulati in modo da dare spazio ad interpretazioni: ad esempio, "non rubare" non può essere tradotto "non rubare a meno che non sia per il partito", come faceva uno che ha rovinato l'Italia ma riguardandolo alla luce della statura di quelli che sono venuti dopo era un grande statista.

Poi un non credente può anche non riconoscerli, o un credente violarli, i comandamenti, ad esempio desiderando la roba e la donna d'altri o non santificando le feste o mandando affanculo i suoi genitori, ma se ti dici credente allora è troppo comodo abbondare coi "si ma". Hanno ammazzato uno stronzo? si ma era uno stronzo, sentite cosa faceva e diceva: era tra "i responsabili del clima di odio" che lo ha ucciso... (letta sui social, e vabbè, ma sentita pure in TV...). Ebbene, si tratta di una capriola logica che sentita in chi si percepisce e dice di (centro)sinistra è se possibile ancora più odiosa e ingiustificabile che altrimenti.

Un po' come quando leggi quello che ha in mente di fare l'ineffabile UE con la nostra sfera privata: approvare un regolamento che consente agli organi di polizia di poter scansionare senza alcuna autorizzazione tutti i messaggi e le foto delle chat private a livello continentale. Alla faccia della privacy. Immaginate ora che una norma del genere avesse tentato di introdurla un Berlusconi: sentite oggi l'uno per cento delle proteste che sentireste da sinistra in tal caso? Ma già (com'era?), noi siamo il giardino del mondo, la culla e il baluardo della democrazia... Possiamo pure fomentare una guerra che senza UE sarebbe già finita, con la legittima restituzione alla Russia delle zone russofone dell'Ucraina finite indebitamente e inaccortamente dentro i suoi confini sotto l'Unione Sovietica.

Basta raccontarsi solo la mezza messa, come ad esempio fa Elina "MissSimpatia" Svitolina intervistata in quanto tennista: "non si può restare neutrali di fronte a guerre e atrocità" va bene se lo applichi tu a quello che ha fatto Putin dal 2022, meno se uno lo applica a quello che ha fatto l'Ucraina (dopo un colpo di Stato, occorre sempre ricordarlo) ai territori russofoni dal 2014 al 2022. Che poi è lo stesso paradigma condiviso dalla maggioranza degli israeliani (no, non è tutta colpa di Bibi...): i terroristi sono loro, la nostra è rappresaglia legittima a prescindere dalle sue proporzioni. I potenti sono i responsabili delle guerre, ma è il consenso dei popoli la loro benzina.

Ora, se in guerra è accettabile (ma per tutti) la sospensione del giudizio (le uccisioni non sono assassini, le etichette "strage" "eccidio" o "genocidio" verranno applicate nel tempo secondo proporzioni e secondo chi ha vinto), in tempo di pace no. Per cui bisogna guardarsi allo specchio e rispondere: l'omicidio politico è ammissibile? E a chi si sente democratico/liberale/progressista e si risponde di si non resta che usare lo specchio per sputarsi in faccia. Questo, in breve; per esteso leggetevi questo articolo da Linkiesta che mette letteralmente all'angolo, fin dal sottotitolo: "Visto che tutti rappresentiamo per qualcuno un’inaccettabilità ideologica, non sarebbe più prudente stabilire che, se le mie ti sembrano idee di merda, comunque eviterai di spararmi?".

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