A SCHIFìO

Sentire miei amici di sinistra schierati a favore dell'intervento "contro il tiranno" Gheddafi è stato davvero troppo: dàlle e dàlle la retorica dell'esportazione della democrazia per via militare ha sfondato anche dalla mia parte, o è questa situazione che è peculiare e a me sfugge? Occorre il "solito" spulcìo in rete "col filtro", che è poi la ragione precisa per cui ho aperto questo blog, anche se mi rendo conto può essere faticoso seguire link e rimandi anziché un percorso lineare dietro un ragionamento semplice; ma è appunto questo il limite più grande della controinformazione web, che ognuno volendo può dare fiato libero alle proprie idee e aggiungersi ad un "rumore" in cui è difficilissimo ancora sentire una frase sensata tutta intera.
Queste allora innanzitutto le voci che ritengo da ascoltare per farsi un'idea meno che superficiale della situazione libica:
  • Vattimo, ovvero il mondo vecchio in guerra contro quello nuovo, ovvero occorrerebbe urgentemente rifondare l'ONU;
  • Lameduck, ovvero perché non partiamo da Ustica e dalla strage di Bologna?
  • Bertani, ovvero allora risaliamo al Kosovo, o meglio a Mattei;
  • Pagliani, ovvero questo intervento mi ricorda qualcosa, e più che il solito voltafaccia italico (sostiene Odifreddi), l'intervento di Mussolini nella seconda guerra mondiale "per avere qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo della pace", che sappiamo com'è finito;
  • Grillo, ovvero siamo in guerra, altroché;
  • Cedolin, ovvero la guerra santa e il rischio di deriva afgana;
  • Latinoamerica express, ovvero ma l'Italia non la ripudiava, la guerra?
  • Cardini, ovvero l'autodeterminazione dei popoli e l'iniziativa umanitaria, due concetti così flessibili che si piegano sempre dalla parte del petrolio;
  • Pepe Escobar, ovvero si tratta di una battaglia della guerra tra potenze uscenti e potenze emergenti (il cosiddetto BRICS), ovvero ci siamo infilati in una situazione che può davvero complicarsi e finire male (a schifìo, si dice dalle mie parti).
Lo schema stringato dei fatti che me ne deriva è dunque il seguente:
  • in Libia c'era il secondo reddito pro-capite dell'Africa e c'è un'immensità di ricchezze nel sottosuolo;
  • non abbiamo nessuna prova del fatto che, come in Tunisia e in Egitto (ammesso che li sia questa la versione acclarata), ci sia stata una vasta insurrezione popolare di affamati di pane e democrazia tendenti a rovesciare un regime;
  • abbiamo fondati sospetti che si tratti invece di una rivolta territoriale con radici storiche remote, nella quale dunque nessun Paese straniero e tantomeno l'Onu aveva alcun diritto di intromettersi;
  • peraltro, non abbiamo nessuna notizia su chi siano questi rivoltosi e quale sia il loro grado di "democrazia potenziale": potrebbero essere seguaci di un vecchio monarca, o integralisti islamici;
  • Gheddafi se è un tiranno adesso lo era anche sei mesi fa, quando veniva ricevuto con tutti gli onori; a me è stato sempre antipatico (come Saddam) ma non è un buon motivo per avallare un attacco militare ed eventualmente una deposizione violenta con tanto di esecuzione sommaria (come per Saddam, una macchia indelebile sulla nostra patente di civiltà).
In ogni caso, delle due l'una: o la situazione libica si configura in una faccenda interna libica, e allora il diritto internazionale ci vieta l'intervento anche se sotto il cappello dell'Onu o della Nato, con buona pace delle farneticazioni presidenziali con tanto di arrampicata sugli specchi, oppure è una controversia internazionale, e allora si torna a bomba sotto il dettato dell'articolo 11 della Costituzione, secondo cui l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione eccetera. Ripudia. Ripeto, ripudia. Le traballanti eccezioni che ci hanno consentito di violare questo esemplare dettato in Kosovo Afghanistan e due volte in Iraq, l'attacco al Kuwait le presunte stragi di albanesi le torri gemelle e le inesistenti armi chimiche, qui non ci sono nemmeno. Se il genio della lampada mi desse i pieni poteri per fare una cosa sola, una sola, come "dittatore one-shot", io sceglierei di condannare per Alto Tradimento tutti coloro che hanno fatto o avallato le scelte guerrafondaie degli ultimi vent'anni, da D'Alema a Napolitano passando per La Russa e Berlusconi, specie se in posizioni dalle quali la Costituzione avrebbero dovuto difenderla.
E speriamo finisca presto, in un modo o nell'altro, perché se finisce a schifìo stavolta siamo proprio sul fronte, e sono cazzi.

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