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CHE SICCOME CHE SONO SCETATO

Ciao, signora Carlo, pardon signorina. Scusa se per il titolo prendo
in prestito il tuo tormentone, ma sono giorni tristi, saresti servita tu.
Niente, non ci riesco. Volevo scrivere di qualcosa di più leggero, o almeno di qualcosa di diverso suggerito dalla cronaca, tipo ad esempio della morte della grandissima Anna Marchesini, una che oggi lo capisci perché quando era giovane gli notavi quel qualcosa nello sguardo che non era tristezza, era quel velo che solo la feroce e sorda consapevolezza dei veri Artisti rispetto alla beffarda finitezza della vita è capace di metterti. Ma non si può, in questi giorni qualunque filone di pensieri fa un giro più o meno largo e finisce in quella zona lì, quella che a troppi viene comodo etichettare come "terrorismo". Per evitare di riparlarne, allora, mi concentro sul "giro largo" di cui sopra, e lo illustro a chi ha pazienza di seguirmi.

1^ tappa: da Auschwitz a Piazza Alimonda
Succede che ancora non si riesce ad avere anche in Italia, ultimo tra i Paesi sedicenti democratici, uno specifico "reato di tortura": non si mettono d'accordo, eppure persino per il ben più controverso (e molto meno giuridicamente giustificabile) reato di "negazionismo" sono riusciti a trovarla, una quadra che includesse gli inizialmente contrari pentastellati. Come mai? Sarà davvero l'Olocausto l'ultimo dogma indiscutibile della laicità? Attenzione: qui non voglio negare niente, voglio solo affermare che posso dirmi democratico se e solo se consento anche, anzi direi soprattutto, al mio peggior nemico di pensare e dire quello che vuole. Io? Io penso che non è il numero di morti a rendere più o meno esecrabile un crimine, quindi non ha senso disquisire sul numero degli ebrei sterminati dai nazisti (assieme a zingari, omosessuali e ariani dissidenti e infermi, tocca ricordarlo): l'Olocausto è un fatto storico sicuramente da condannare. Ma penso che anche che sarebbe molto utile condannare allo stesso modo altri fatti storici della stessa tipologia (escludendo per comodità dialettica robe come la deportazione dei negri d'Africa, le vittime palestinesi di Israele, e i "danni collaterali" di 25 anni di bombe occidentali in medio Oriente) e portata (se non oltre, ma abbiamo detto che posavamo il bilancino...): lo sterminio degli armeni da parte dei turchi, quello dei pellerossa da parte degli USA, quello degli indios da parte di spagnoli e portoghesi, eccetera. E in ogni caso, per tutti questi eventi e tutti gli altri, o teniamo fermo il punto che ciascuno ha diritto di pensarla e dirla come la vuole, oppure smettiamola di dire che siamo in democrazia che siamo ridicoli.
Invece, quello che accade è non solo che il negazionismo diventa reato e la tortura no, non solo che
chi ha ordinato e eseguito le torture alla caserma Diaz nel 2001 è ancora al suo posto quando non è stato promosso, ma che oggi si possa organizzare un convegno così con un claim così su una locandina così impunemente, mentre non si può argomentare in altri campi evidentemente ritenuti sacri. Non è che per caso non ha torto chi pensa che Genova è stato precisamente il fischio d'inizio della guerra mondiale a rate che stiamo vivendo? E che quindi i No-Global ci avevano visto giusto, era il capitalismo globalizzato il Nemico del Genere Umano, ed è per questo che sono stati stroncati sul nascere?

2^ tappa: dal Quwait alla Libia, passando per New York
La notizia di oggi è che gli Usa, ci tengono a precisare su richiesta del "governo legittimo", hanno cominciato a bombardare Sirte. Pare che l'Italia si accoderà, se e quando il suddetto governo glielo chiederà, non si sa in che termini e modi. Il fatto che la Libia un governo legittimo senza virgolette ce lo aveva, che con tutti i suoi limiti quel governo garantiva ai libici il miglior tenore di vita di tutta l'Africa, con prospettive di ulteriore miglioramento in ordine all'approvvigionamento idrico e alla vendita di energia (fossile e solare), che quel governo legittimo sia stato spazzato via da un intervento illegittimo dell'Occidente (Germania esclusa, quelli non sono scemi), e che quelle vicende siano alla fonte della recrudescenza del fenomeno migranti in Italia e dell'esplosione di quello terrorismo in Francia, non si dice. Ma è la verità. E la conseguenza di questi nuovi bombardamenti, che ogni volta fanno vittime innocenti per un fattore di quelle del terrorismo da noi (ma notizia sui nostri media per una frazione), non potrà che essere altro odio verso l'occidente, altro carburante per quel terrorismo che si dice di voler combattere, altra manodopera volontaria per attentati tra chi per una ragione o l'altra sente nelle proprie carni questa ingiustizia e non ha altro modo per incanalare la rabbia. E se davvero stavolta partecipiamo attivamente, scordiamoci di restare fuori dagli obiettivi dei terroristi, come di fatto finora è stato, forse proprio grazie alla nostra ambiguità.
La verità, purtroppo, è che prima che l'Occidente (remember "my name is Cocciolone"?) rispondesse al richiamo dei signori del petrolio bombardando mezzo Iraq, prima che armasse e addestrasse Al Qaeda in funzione antisovietica per poi eleggerla a Spectre di un (auto)attentato per avere il pretesto di bombardare l'Afghanistan, prima che decidesse di destituire (con pretesti in vario modo infondati) uno dopo l'altro dei poco democratici leader laici in favore di per niente democratiche situazioni di caos etnico e religioso, prima di tutto ciò il terrorismo islamico non esisteva. Che con le nostre azioni l'abbiamo creato apposta o semplicemente favorito, poco cambia. Il grave è che continuiamo ad agire allo stesso modo, mentre dovremmo fare esattamente il contrario.

3^ tappa: da Nizza alla Turchia, con precedenti vari, specie a Bologna
In questi giorni fa 35 anni dall'attentato che rappresentò il vertice (purtroppo, nemmeno con tanto distacco) della strategia della tensione in Italia. I più scetàti lo sapevamo anche allora, che i terroristi erano burattini inconsapevoli, e che per capire chi erano i burattinai bisognava risalire pe li rami da chi e cosa fosse il vero obiettivo delle stragi a chi e cosa poteva essere interessato a raggiungerlo. Oggi, finalmente e non linearmente, questa lettura ai tempi definita complottista è pacificamente assurta a spiegazione storica di tutti gli episodi che hanno attuato la cosiddetta strategia della tensione, spiegazione magari non unica, magari dimostrata in misura diversa a seconda dei casi, ma seriamente sostenibile e infatti sostenuta in saggi film documentari e libri di testo. A me ciò pare abbastanza per considerare seriamente di utilizzare lo stesso paradigma per interpretare gli avvenimenti in cronaca. Vogliono farci avere paura. Vogliono che accettiamo di deporre senza resistenza, in cambio della sicurezza, una a una tutte le conquiste dei nostri padri e nonni sociali ed economiche (che poi, sono diritti pure quelli: chi non è libero dal bisogno se anche ha altre libertà non le sa/vuole usare). Che volete che sia manipolare dei figuri nauseati della vita che gli è toccata (ai margini delle società opulente che i loro padri avevano scelto per avere una opportunità), magari anche in qualche misura consapevoli della profonda ingiustizia della distribuzione mondiale della ricchezza, e poi si (come tutti i credenti, peraltro) forse anche attratti dalla semplicità delle spiegazioni del mondo tipica di tutti i monoteismi? Un gioco da ragazzi, esatto. Ma chi e cosa vuole tutto ciò?
Non occorre architettare tutto, basta saper creare le precondizioni per i fatti, e quando accadono sapere manipolare, col giusto mix di bugie (qui lo afferma anche Travaglio) e travisamenti massmediologici, la narrazione che sarà accolta dalla maggioranza del popolo bue. E per riuscire in questo non occorre essere in tanti, anzi meno si è meglio è, e con questo è spazzata via l'obiezione principe dei sedicenti anticomplottisti (che troppi dovrebbero sapere e quindi qualcosa prima o poi salterebbe fuori).
Guardate il caso turco. Non importa se il tentativo di colpo di stato sia vero o falso, non se una eventuale giunta militare avrebbe precipitato la Turchia fuori dal mondo democratico oppure viceversa sarebbe stato l'estremo tentativo di mantenercela: Erdogan sta cavalcando la tigre per consolidare il proprio potere, forse persino nell'interesse della propria nazione, portandola fuori dall'orbita dello sciagurato occidente e dentro quella della rinascente potenza russa (e tutti dovremmo "fare il tifo" per un mondo bipolare, quello monopolare dal 1990 a oggi è stato un disastro dietro l'altro), non lo so. Ma non lo sa neppure nessuno di quelli che ti raccontano le cose turche facendole aderire alla propria visione di comodo, forse ne sanno qualcosa i turchi, ma certamente non tutti, il parco buoi è maggioritario ovunque.

Ultima tappa: tornando a casa (e a coppe)
Nello scorso post, a un certo punto dicevo:
...non c'è nessuna ragione, nessuna, perché voi o io abbiamo diritto a condizioni materiali e spirituali di vita anche solo del 10% migliori di quelle di chiunque altro al mondo. Se le abbiamo di fatto, e nella misura in cui le abbiamo, è per strascico della rendita di posizione ereditata dal mondo pre-globalizzazione. In quel mondo, il socialismo ha svolto la funzione di tentare la redistribuzione, in termini di risorse e diritti che poi stringi stringi è la stessa cosa, verso il basso, ed ha avuto successo nella misura in cui cedergli era funzionale al sistema stesso. Oggi, chi tenta di perpetuare in qualunque modo una sola oncia di quella rendita, deve essere consapevole di essere "conservatore" anche se parla sotto le bandiere del progressismo. Solo un socialismo che operi sulla stessa scala del capitalismo, cioè globale, può di nuovo sperare di influenzare il sistema "da sinistra".
E' un concetto fondamentale, ma messo lì, nel mezzo del ragionamento, forse non si notava abbastanza, e sicuramente non si poteva legare al passo logico successivo: il socialismo è nella natura umana tanto quanto il capitalismo, e perciò è naturale anche l'alternarsi dialettico di queste due facce della medaglia nelle varie forme in cui si sono presentate nella Storia; negli ultimi decenni è toccato al capitalismo guidare le danze, ora tocca al socialismo. E quando viene il suo tempo, il socialismo si impone, al livello in cui può: se non è internazionale, sarà nazionale. E' già accaduto, infatti si chiamava nazionalsocialismo. Non dite che non vi avevo avvertito.

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