NO AL PARCHEGGIO DEL PINCIO

Chi ancora si chiedesse come sia stato possibile che una città di sinistra come Roma sia finita alla destra, deve leggere la Repubblica di oggi per avere una risposta definitiva. Vi trova un'intervista al sindaco Alemanno significativamente intitolata "perchè non voglio fare quel parcheggio al Pincio", in cui tra l'altro spiega che per revocare l'appalto senza conseguenze ha bisogno dell'appoggio dei Beni culturali, Ministero e Sovrintendenza (che dovrebbe riconsiderare un parere già aspresso).
La questione, che ha scomodato persino Adriano Celentano al Festival del Cinema di Venezia, va inserita in un contesto più ampio, per essere compresa appieno. Potrebbe essere utile, ad esempio, guardare il pugno nell'occhio rappresentato dalla nuova scatola dell'AraPacis, commissionata a caro prezzo a un architetto straniero che evidentemente non ha capito nulla di Roma (e va bene che si stava rovinando nella scatola vecchia, ma non era proprio possibile aggiustarla o farne una con criteri di clima moderni e aspetto più organico ai dintorni?). Oppure riguardarsi tutta la puntata I re di Roma di Report, di cui riportiamo da youtube lo stralcio relativo a Ponte di Nona, una città a est della Capitale costruita attorno a un mostruoso centro commerciale e nient'altro, dove infatti la gente va a passeggiare la sera, vicino al multisala. Ma la cosa decisiva sarebbe ragionare intorno alla Metro C, opera faraonica e quasi inutile, che da anni rovina e per anni rovinerà la vita ai romani per via dei lavori, per fornire loro alla fine un collegamento che ripercorre (ok, potenziandolo, ma non era possibile diversamente? sicuri?) il percorso delle Ferrovie Laziali per due terzi, collegando la linea B e la A nel tratto tra Colosseo e Piazza del popolo, per finire poco oltre a Prati.
Senza essere ingegneri, si può capire che scavare un chilometro di galleria ferroviaria sotto il Colosseo, evitando da un lato i reperti archeologici dall'altro le falde acquifere, costa quanto fare una metropolitana di superficie in periferia per decine di chilometri. Senza essere urbanisti, si può guardare la cartina di Roma e notare come sia piena di buchi tra le zone urbanizzate, e tolti i parchi il più grande dei quali è quello dell'Appia antica, la maggior parte di questi sia attorno ai fiumi e soprattutto ai binari dei treni. Poi se guardiamo la cartina di Parigi scopriamo che binari dei treni in superficie cominciano a vedersi solo in lontana periferia, e che non c'è nemmeno la Stazione centrale. Che hanno fatto, sti geniacci? L'hanno trasformata in museo (il famoso Quay d'Orsay, coi quadri degli impressionisti), e hanno stabilito che le stazioni periferiche avrebbero visto partire e arrivare i treni verso i 4 punti cardinali, e sarebbero state collegate tra loro da una serie di sotterranee ricavate senza sforzo e relativamente in economia interrando i binari dove erano prima e restituendo alla città sotto forma di strade e spazi pubblici quello che avanzava e restava sopra le gallerie. Se si facesse a Roma, magari con una legge speciale (che ce vo? sarebbe una in più tra le tante) che conferisse alla Capitale il demanio ferroviario sul suo territorio, si risolverebbero forse per sempre i suoi problemi di traffico in centro e tra quasi tutte le periferie con una spesa complessiva inferiore a quella di una frazione della nuova linea C. Che invece costando uno sproposito farà solo risparmiare mezzora a chi vive lungo la Casilina e 10 minuti a chi deve recarsi da San Giovanni al Flaminio che non dovrà più cambiare a Termini.
Ora, è sicuramente vero che la campagna elettorale è stata fortemente falsata dal pompaggio mediatico sul tema della sicurezza. Ma è anche vero che la gente non è tutta stupida stupida. Che se un'amministrazione per anni indugia su opere con sfavorevolissimo rapporto tra costi e utilità a qualcuno qualche sospetto viene, che chi le realizza è quasi augurabile che sia disonesto perchè l'alternativa è peggiore, per un amministratore.
Tornando all'attualità: anche senza voler considerare le questioni ambientalistiche e archeologiche, quanto ne guadagnerebbe la mobilità romana da 700 posti auto vicino piazza del Popolo? E quanto ne perderebbe da un'ulteriore pedonalizzazione totale senza corrispettivo miglioramento dei trasporti pubblici tra le periferie? E soprattutto, tutto ciò, a che prezzo?
Alemanno fiuta l'aria, e si dissocia. Sulla metro C non può, non vuole e non gli conviene: l'affare è troppo grosso e troppo avanti. Il mostruoso centro commerciale all'Eur è cosa fatta, e va nel mazzo degli obbrobbri di Lunghezza, Porta di Roma e Parco Leonardo (dove chi ha comprato casa nei posti che venivano spacciati come di maggior prestigio - affaccio sulla passeggiata pedonale - è costretto dalla caciara consumistica a tenere le serrande abbassate coi cartelli vendesi sopra). Poi risenti la parte della puntata di Report in cui si intervista un francese che spiega come si fa a Parigi: il Comune compra i terreni su cui sorgerà la nuova Centralità, li riconverte da agricoli ad edificabili (da noi la norma sono i condoni ai costruttori abusivi), fa il progetto, realizza la metropolitana, POI lottizza e vende ai costruttori che devono realizzare gli alloggi secondo il progetto già fatto, e pagare in appartamenti che poi il Comune affitta o vende a prezzi politici uguali per tutto il territorio cittadino (!!! - avete letto bene). Se non bastasse, a domanda precisa dell'intervistatore italiano, il francese strabuzza gli occhi è risponde più o meno così: "centro commerciale? non si possono costruire a Parigi centri commerciali! Uccidono il tessuto sociale ed economico dei quartieri..."

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